Maria Patavia e l’arte dei segni che parla di sogni

PATAVIA

Maria Patavia e l’arte dei segni che parla di sogni

DI MARCO ADDATI

Maria Patavia, di Lecce, racconta il suo estro attraverso i colori che si depositano sulle sue tele in base alla spinta che le emozioni le suggeriscono. Segni e sogni si amalgamano tinteggiando “d’ingenuita’ artistica” i suoi lavori. Ghirigori volutamente infantili, a formare quasi una danza di elementi in cui l’impeto del momento non e’ guidato da una regola ma da un automatismo volto a non condizionare la purezza del suo guizzo artistico. La pittura di Maria guarda oltre il reale e addentrandosi tra i meandri della materia ne riscopre l’essenza incontaminata. Un linguaggio pittorico che attinge sempre dal bambino che è in ognuno di noi e si sviluppa creando un “arazzo” di sensazioni il cui filo invisibile è la giocosità. Il bisogno di evadere dal convenzionale, imprimendo su tela, carta o altri materiali che all’occorrenza si prestano ad accogliere le sue fantasie, è la spinta che porta l’artista a raccontare i suoi stati d’animo privi di maschere e orpelli. Immagini e forme che si rendono, con la loro briosità, testimoni e portatori di un messaggio archetipo. “La mia pittura racconta di me – ci confida Maria – esprime quelle che sono le mie emozioni più profonde e lo fa attraverso le forme e i colori. Non seguo regole ben precise e non voglio seguirle. La mia arte e’ volutamente infantile, perche’ lascio che ad esprimersi sia il mio animo bambino e per questo utilizzo un segno e una tecnica semplici”. Un linguaggio il suo che si delinea pian piano influenzato dall’astrattismo e dal dadaismo in cui a parlare non è il soggetto singolo ma l’opera nella sua interezza e coralità. Sempre attenta alla sperimentazione con materiali nuovi e diversi, proprio perché l’arte non è statica e non conosce il convenzionale le sue opere si avvalgono di tecniche e materiali di vario genere come acrilici, tempera amalgamati con polverine, gessi, colle, pietre e sabbie e altri elementi di riciclo. I pennarelli a spirito, i primi colori utilizzati dai bambini nei loro disegni, sono anch’essi protagonisti delle opere di Patavia rivelandoci il lato di eterna Peter Pan. “L’arte è nel mondo. E’ solo una questione di ispirazione, è quel qualcosa che si tiene dentro e che aspetta di venire alla luce e così senza accorgersene ci si ritrova a creare, ed esplorare nuove realtà artistiche. Riesco a ritagliarmi dei momenti solo per me, in un mondo tutto mio fatto di immagini irreali ma anche di elementi naturali e animali, specialmente gatti, molto presenti nei miei disegni infatti la mia Baby Face è la modella d’eccezione che posa per me. Tra i quadri che ho realizzato potrei citarvi “Terra dei fuochi”: tecnica mista su tela in cui affronto un tema a me molto caro ovvero quello ecologico riferito a quei luoghi incantevoli ma deturpati dall’uomo. L’acrilico misto alla sabbia, un chiaro rimando al mare della Campania, si mostra con i suoi vari colori che si fondono in un unico abbraccio: celeste e verde smeraldo del cielo, giallo del sole, rosa dei tramonti e nero, a ricordare lo scempio ai danni di quella terre. “Turbinio di colori”: pastelli a cera su cartoncino, in cui tracce di colore luminoso scivolano sulla tela creando un movimento sinuoso. Ondulazioni che con spontaneità e volontà ho adagiato sulla superficie creando un flusso iridescente. “Vanità”: penne e pennarelli su cartoncino, in cui una trama lineare composta da una fantasmagoria di motivi e immagini perdono individualità lasciando all’osservatore il gusto di cercarle nella nuova unità”. Nelle sue opere una struttura compositiva in cui la ripetizione ritmica dei segni crea un mondo simbolico che a tratti diventa surreale, regalandoci attraverso uno sviluppo fantasioso dell’opera, dei lavori ricchi di significato. “Ogni lavoro che ho realizzato ha per me un senso ed un suo perchè, potrebbe non essere apprezzata da tutti la mia arte, come è giusto che sia ma il mio intento è quello di rendere questo tipo di pittura dell’anima fruibile da un vasto pubblico”. Maria esploratrice dell’arte, scopre la pittura, inizialmente hobby piacevole, sino a che non si lascia trasportare dal vortice di quel mondo incantato. Anche il giornalismo resta un suo modo per comunicare. Ha fatto esperienza in alcune redazioni e ha condotto le trasmissioni Cultur-amando e Maria Patavia Sciò su Radiofree permettendo a vari artisti di potersi raccontare spontaneamente. Affascinata dal teatro, dopo aver seguito laboratori attoriali è ora personalmente impegnata a condurne uno. “Per me l’arte e’ esprimersi, ed io lo faccio chiudendo gli occhi e assecondando il mio istinto”.

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Pubblicato il 13 gennaio 2016 su Arte, Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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