Armin Barducci, illustratore e fumettista tra serio e faceto.

Armin Barducci

Armin Barducci, illustratore e fumettista tra serio e faceto.

DI MARCO ADDATI

Armin Barducci autore di fumetti e di illustrazioni di Bolzano, classe 1976, col suo tratto pulito traccia immagini sarcastiche, un po’ ciniche e in bilico tra il serio ed il faceto. Sul suo blog diariodeformato.blogspot.it si definisce “Morto immaginario, ciclotimico, anticarino, stilisticamente quadripolare, razionalmente borderline, raccontastorie e panificatore”. Studia Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e pian piano matura il suo stile tregicomico e irriverente. I suoi lavori sono stati esposti, in Italia, Svizzera, Germania, Spania, Macedonia, Libano. Il più recente è la graphic novel “Misantromorfina” (Eris Edizioni). Pubblica “Etakan Api The Evergreen Hunter” per GIUDA Edizioni. Le sue opere sono state pubblicate anche da Beccogiallo, Comma 22, Coniglio Editore, NPE, Mirada, Scwarzer Turm Verlag, Milk & Wodka, Cut Up. Armin ha inoltre contribuito alla creazione ed organizzazione degli eventi e festival legati al fumetto: Bezè Bedè, Area Self a Lucca Comics & Games, la Comic Battle, Bolzano Comics e ArtMaySound. Ha co-fondato il progetto collettivo Monipodio! facendo parte del Progetto GIUDA (Geografical Istitute of Unconventional Drawing Arts). Fa delle performance di Visual-storytelling assieme a Chiara Visca in Danimarca, Galles, Italia, Svizzera e Bosnia. Recentemente ha fondato l’etichetta indipendente di autoproduzione “Underkraut”. Attualmente sta lavorando a nuove graphic novel.

Da quanto tempo disegni?
Disegno tutti i giorno dal 1990, quindi da almeno 26 anni. Pubblico da 22. Parlami delle illustrazioni o fumetti Per colpa loro, non ho più un hobby. Mi manca avere un hobby che esuli dal mio lavoro. Fare una cosa fine a se stessa e che rimanga lì. La colpa è in piccola parte del mestiere, in gran parte solo mia, dato che veicolo qualunque cosa in un possibile lavoro. Cioè, dare un giusto valore in denaro a ciò che riesco e posso fare. Fare fumetti è terribilmente lungo, esiliante e spesso il tempo che dedico a questo mi isola dal mondo . Attualmente non riesco ad arrivare a fine mese con il solo fare fumetto o illustrazione. Lo ammetto anche felicemente. D’altro canto, se facessi solo fumetti e non facessi anche tutti gli altri mestieri che faccio (educatore, teatrante, perforare, storytebler, insegnante) che cosa dovrei raccontare? Vivo, assimilo, mescolo, filtro e riporto. Deformo la realtà per creare una finzione fruibile da tutti.

Ispirazioni?
La compulsiva osservazione e filtraggio della realtà e degli aspetti umani.

Cosa vuoi raccontare con la tua arte?
Storie che intrattengono sconosciuti per un limitato lasso di tempo. Io voglio raccontare storie. Nè più, nè meno.

Armin

Le tue letture preferite?
Qualunque cosa che ha fatto e che farà Chris Ware. Sono un suo fan. Una volta gli ho venduto una matita per un euro. Non scherzo. Poi, per chi conosce il mio operato, è innegabile che io abbia una forte debolezza per Charles Burns, nello specifico per la sua opera più lunga, “Black Hole”. Tra i libri senza immagini, adoro “Giù nel Cyberspazio” di Gibson e la letteratura in genere legato al cyberpunk e alla fantascienza… anche se devo ammettere che alla lunga, autori fondamentali come Asimov, mi annoiano a morte. Infine adoro ascoltare audiolibri, sceneggiati radiofonici e in minor misura, ma altrettanto importanti, le serie tv che ho già visto. E’ una sorta di allenamento per l’assimilazione dei dialoghi e del ritmo narrativo. Ascolto un prodotto la cui totale comprensione presuppone anche il senso della vista come se dovessi leggere un fumetto solo tra un immagine e l’altra, quindi lascio libera la mia immaginazione e creo modi paralleli di prodotti già preconfezionati.
Artisti che mi hanno influenzato Chris Ware per la narrazione, Arne Berllstorf, sempre per la narrazione. Jaccovitti perché mio padre era un disegnatore jaccovittiano. Moebius per la bellezza del segno. Andreas per l’ossessione del segno, Schuiten per l’interezza dell’immagine. Watterson per l’educazione. Alley Hop per l’ingenuità. McCain per tutto.

E’ facile oggi riuscire ad emergere e farsi conoscere?
Dipende da quello che si fa. Se non fai nulla, non succede nulla. Se cerchi di fare, cerchi solo di fare. Se sei convinto di fare, devi stare attento di non perdere l’appiglio con la realtà. E’ difficile emergere? La questione è un’ altra: ma da dove si deve emergere? Dal fango per trovare altro fango? Dalla bellezza per trovare altra bellezza? Non scordiamoci che ogni aspirazione è un fatto personale. Mica dev’essere la stessa cosa per tutti. E’ qui che sta l’errore. L’importante è fare e, fare bene e al meglio possibile.

Tra i tanti tuoi lavori di quale vorresti raccontarci stile, tecnica e poetica?
E’ stato il mio primo manifesto per un concerto. C’è stato un periodo molto vivace a Bolzano, dove eravamo in 4 illustratori/grafici che coprivano una buona metà dei manifesti di concerti (di vario tipo). Questo in particolare era un concerto al Bar Teatro del teatro Cristallo. La band, EF, faceva del post-rock. Erano scandinavi. Quindi dopo qualche ragionamento legato alle loro estetiche ho unito la desolazione degli alberi senza foglie assieme alla “leggerezza” della balena che nuota tra le nuvole che paiono fatte di acqua (solida). Il disegno di base è stato fatto con della china su un foglio Fabriano (220g). La colorazione in digitale e le nuvole tratte da fotografie fatte da me poco tempo prima. Il tutto mantenendo una coerenza estetica nella scelta dei colori e nell’estetica post-rock.

Sogno nel cassetto?
Un cassetto vuoto. Sto già facendo quello che volevo fare. Non siamo alla perfezione, ma un percorso lo si deve percorrere.
Per ammirare le opere di Armin Barducci cliccare i seguenti link:
diariodeformato.blogspot.it
Facebook.com/arminbarducci
Instagram: imaginarydeadman
Society6: diariodeformato

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Pubblicato il 26 febbraio 2016 su Arte, Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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