Intervista a FABIO MAZZARI, uno degli attori più amati dagli italiani

Fabio Mazzari Vivere

INTERVISTA A CURA DI GIUSEPPE COSSENTINO

Noi di ITALY IN THE WORLD, abbiamo avuto il piacere di raggiungere telefonicamente Fabio Mazzari, l’indimenticabile volto ed interprete per ben dieci anni di Alfio Gherardi, industriale tessile della Como bene, onesto e potente, nella prima soap opera tutta italiana Vivere. Vivere è stata completamente prodotta in Italia, un made in Italy per eccellenza e trasmessa da Canale 5 fino a dicembre 2007 e successivamente da Rete 4 dal lunedì al venerdì, conquistando un buono ascolto nella fascia del mezzogiorno di Canale 5. La soap ha trattato della vita dei componenti dei diversi nuclei familiari principali, raccontata sullo sfondo di una ricca città di provincia, Como. Nel corso degli anni si sono succedute numerose famiglie: i Bonelli, i Gherardi, i Falcon/De Carolis, i Canale/Leoni, i Moretti/Monteleone/Sarpi, i Blasi, i Draghi, i Ponti. Oggi Vivere è riproposta in replica saltuariamente sulle Reti Mediaset Extra. Fabio Mazzari, ha preso parte a tutte le dieci stagioni, diventando uno dei personaggi più celebri ed amati dagli italiani. Mazzari ha cominciato giovanissimo, a 22 anni, a calcare i palcoscenici d’Italia. Dopo l’esordio a Torino, è nella compagna del Teatro Stabile dell’Aquila e subito dopo in quella del Teatro Uomo di Milano. Nel corso degli anni ha interpretato diverse opere, da “Le Notti Bianche” ai “I Fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskij, da “La Signorina Giulia” di August Strindberg a “Il Giardino dei Ciliegi” di Anton Pavlovic Cechov.

 

Nel 1995 Fabio Mazzari insieme a sua moglie Sivia Corti (Granievaghi) da’ vita a Milano allo “Spazio Zazie” di cui è Direttore Artistico. Lo Spazio, sfondo versatile per pièce teatrali di postavanguardia rappresenta un punto di riferimento per la città in quanto rappresentativo di un notevole numero di abbonati e differenti tipologie di pubblico.

Nel 2000 ha portato in scena, sia come attore che regista, ”Il Gabbiano” e ”Zio Vania” di Checov, nel 2002 “Bartleby” di Herman Melville, nel 2003 “Le Notti Bianche” di Fedor Dostoevskij , nel 2004 “Dieci modi di dire Cechov” e nel 2005“Huis Clos” ( Porte Chiuse) di Jean Paul Sartre.

 

Mazzari è anche docente al “Centro Teatro Attivo” di Milano, dove insegna ad amare il teatro ai giovani esordienti o a già famosi personaggi televisivi, facendo così da padrino a nuove generazioni di attori.

Come doppiatore, ha prestato la voce, per il mercato degli home-video, ai divi più famosi del grande schermo, da Nicholson a Kinsky, da William Dafoe a Dennis Hopper, da Van Damme a Bogart in “Provaci ancora Sam”.

 

Inoltre vanta una collaborazione decennale con la “Radio della Svizzera Italiana”.

Nel 2003 oltre ad aver debuttato come conduttore televisivo su “Telelibera” al fianco di Patrizia Rossetti nel programma dal titolo “Te lo dico in tv”, ha ricevuto per il teatro il “Premio Marsica 2003” e il prestigioso “Premio Walter Chiari” nel 2004 per la sezione fiction.

 

 

Fabio Mazzari infine è sempre impegnato anche socialmente in progetti di beneficenza e volontariato; oltre ad avere aderito alla “Fabbrica del Sorriso”, la maratona benefica organizzata da Mediafriends, una Onlus fondata da Mediaset, Medusa e Mondadori, partecipa abitualmente alla manifestazione “Mercato della solidarietà” promossa dalla Fondazione Exodus di Don Antonio Mazzi.

 

  1. Fabio Mazzari, attore di teatro, televisione e uomo di spettacolo, ha dato vita al personaggio di Alfio Gherardi in “ VIVERE” che ricordi ha di quegli anni?

Bellissimi. La prima cosa che ricordo fu l’emozione data dall’audience. In quegli anni avevo creato a Milano un mio piccolo spazio teatrale, lo Zazie, dove operavo con la mia compagnia e dove il pubblico era al massimo di 60/70 spettatori. Ora l’idea di rivolgermi improvvisamente a centinaia di migliaia di persone, mi sconvolgeva. Dopo pochi mesi scoprimmo che la nostra platea era in realtà di milioni di persone, sei per l’esattezza. Una cifra che, per quanti sforzi facessi, non riuscivo proprio a visualizzare.

Poi la condivisione. Il nostro lavoro, si sa, è considerato praticamente sinonimo di individualismo. Lo si vive, ci si impegna, si lotta, aspirando a ruoli da protagonista, che in qualsiasi progetto non possono essere mai più di uno, due, forse tre.

Ebbene a VIVERE eravamo una ventina di protagonisti, tutti ugualmente importanti. E questo diede la sensazione ( almeno a me ) non già della competitività, ma dell’intesa, della collaborazione, sarei tentato di dire dell’amicizia, fra compagni di squadra. Come in un team di campioni felicemente assortito. E dopo pochi mesi, visto il successo, ci sentivamo davvero, lasciatemelo dire, una sorta di “ Dream Team “ televisivo.

Poi il lavoro in sé. Per me che venivo dal teatro costruire una scena aveva sempre significato ore di prove estenuanti, faticose, da un punto di vista sia fisico che mentale. Ora invece scoprivo che in mezz’ora potevo raggiungere la stessa efficacia, intensità e verità, anzi forse maggiore, grazie al linguaggio televisivo e alla bravura dei registi. Ogni scena diventava per me una sorpresa e quasi una vacanza.

Poi il mio personaggio, Alfio Gherardi. Un industriale tessile cinquantenne ( la mia età allora ) ricco e potente. Ma al tempo stesso ( a differenza di J.R, che in quegli anni trionfava..) buono, generoso, leale, legato alla famiglia, amato dai suoi operai e soprattutto dal pubblico. Che riconosceva in lui quelle doti di onestà, determinazione e correttezza che andavano via via scomparendo nella società italiana.

Mi dissero poi, molto tempo dopo che, almeno per i primi mesi di VIVERE, il personaggio di Alfio era stato il più amato dagli italiani. Come la celebre cucina..

Infine la popolarità, perché no? Il fatto che la gente mi fermasse per strada, chiamandomi Alfio ( ancora oggi..)..Che le ragazzine mi scrivessero lettere ( si usavano ancora le lettere..) dicendomi che io ero “ il padre che avrebbero voluto avere “..Che alcuni mi chiedessero soldi, pensando che io fossi ricco come Alfio..Beh, alla mia età, era una sensazione nuova e divertente..Ma anche bella e piacevole

 

 

 

  1. Quanto è importante la cultura italiana per lei e la salvaguardia del Made in Italy?

2) Per questioni anagrafiche, e non solo, appartengo a quella generazione per la quale la cosa più importante era studiare, analizzare, approfondire. Per noi il sapere non era una serie infinita di link orizzontali, che viaggiano di risposta in risposta. Ma una serie di domande che andavano sempre più giù, in verticale, alla ricerca della conoscenza. In mano avevamo sempre non uno smartphone o un i’Pad, ma un libro. Oggi può sembrare incredibile, ma è così. Per cui è ovvio che per me la cultura non è solo importante, è vitale.

A una condizione però. Che si tolga alla parola quel suono alto, sacro, museale e terrorizzante che anni e anni di tradizione scolastica “ idealistica “ le hanno attaccato addosso. La cultura non è per forza Shakespeare, Mozart, Michelangelo, o almeno non è solo quello. La cultura è saper cogliere il senso, il “ mood “, l’anima del nostro presente, della nostra vita, in tutti i suoi aspetti.

Per cui cultura significa Beatles, Lady Gaga, Indiana Jones, Harry Potter, i minions, il calcio, i fumetti, etc..E, perché no, anche una soap opera come VIVERE ( che infatti interpretava benissimo un momento del nostro tempo nell’Italia del Nord e aveva un successo enorme..). E certamente il Made in Italy è oggi l’espressione più completa della cultura italiana, dove convergono la nostra storia artistica, il nostro genio, il melodramma, il nostro gusto, la nostra creatività, dalla moda, al design, al cibo..Come è noto, è la più grande ricchezza del Paese e va difesa a tutti costi. E quindi, come in questi giorni avviene nei teatri d’opera italiani, dopo qualche rappresentazione verdiana, gridiamo anche noi “ Viva Verdi “.

In qualche modo questo è anche quello che mi sforzavo di trasmettere ai miei allievi, quando insegnavo recitazione. Lavorando su di noi, sul nostro linguaggio, sulle caratteristiche e le capacità espressive che abbiamo, si poteva arrivare a scoprire una cosa. Che anche Shakespeare, Mozart, Michelangelo hanno parole, accenti, suoni e colori a noi contemporanei.

Fabio Mazzari

 

 

  1. Un regista o un collega attore con il quale le piacerebbe lavorare in un futuro.

Non sono pochi, per la verità. I registi. Certamente Sorrentino,Tornatore ma anche Verdone ( che considero un po’ il Woody Allen italiano ), Salvatores ( con cui giocavo a calcio a Milano..), Virzì, e molti altri..Gli attori. Sarei onorato di lavorare con Servillo, di cui sono un gransisismo fan. Ma anche Bisio ( con cui, anzi contro cui, giocavo a calcio a Milano..lui era in squadra con Salvatores ), il grande Herlitzka, Rubini, Abatantuono, Bentivoglio..e molti altri.

 

  1. Tre aggettivi per definire l’Italia.

Tre parole che cominciano con la i   IMMATURA, IMPREVEDIBILE, INCANTEVOLE.

 

 

  1. Se l’Italia fosse un film…

Per me c’è già ed è LA DOLCE VITA. L’Italia, cattolica, cialtrona, sensuale, fantasiosa, poetica, provinciale, moralistica e pagana, era ( ed è ) tutta in quel film. ( Penso anche ad AMARCORD.. entrambi, guarda caso, del grande Federico..).

 

 

 

 

  1. Un suo pittore italiano preferito?

Anche qui è difficile dare un nome solo. Per l’arte classica direi Piero della Francesca ( e Paolo Uccello )..Per quanto riguarda l’arte moderna, sono stato affascinato dall’Arte Povera di Pistoletto, Zorio, etc..Ma in quel movimento non esiste pittura in senso stretto, e quindi dico Burri ( se si vuole considerarlo un pittore..). E poi Schifano, Mondino ( e, in seguito, il gruppo della Transavanguardia, Cucchi, Chia, Clemente, De Maria, Paladino ).

 

 

  1. A cosa sta lavorando adesso? Progetti imminenti?

In questi anni ho cominciato a scrivere soggetti cinematografici e televisivi, ho acquistato una quota di una casa di produzione e ora mi preparo a dar vita a un paio di progetti miei. Low-cost, sia chiaro ( anche perché, se aspetto che mi chiamino i registi e soprattutto i funzionari televisivi, che pure mi conoscevano, hai voglia..! ).

Quindi sarò protagonista, con una giovanissima collega, di un film a basso costo “ Luna “, i cui interpreti sono appunto una ragazzina, il nonno ( io ) e un manichino.

Fabio Mazzari2

 

  1. E’ rimasto in contatto con qualche collega di Vivere? Vi frequentate ancora?

 

Non molto. Con alcuni sono in rimasto in contatto via FaceBook e, di tanto in tanto ci scriviamo messaggi affettuosi. L’unico con cui mi sento al telefono è Giorgio Biavati ( il Bonelli della locanda..quasi a riprodurre l’amicizia fra lui e Alfio..). C’è il fatto che loro abitano tutti a Roma e io invece ( ora..) a Torino. ( e poi, l’ho detto, sono un lupo solitario..). Non parliamo invece dei dirigenti Mediaset, che il mio nome l’hanno cancellato da qualsiasi agenda..

 

8             Progetti futuri?

Proseguo la risposta precedente. Ho scritto il soggetto e mi accingo a scrivere la sceneggiatura di un film per l’ Apulia Film Commission, un “ noir “, dove sarò un commissario di polizia in pensione, con le caratteristiche descritte prima. Il titolo provvisorio è “ Un gioco da ragazzi “ ( incrociamo le dita..).

 

9             Un saluto ai lettori del webzine italy in the World

Cari amici di Italy in the world sono davvero felice di avervi conosciuto e di essermi fatto conoscere ( in qualche modo ). Spero di non avervi annoiato. Se avremo occasione, come mi auguro, di conoscerci da vicino, ci faremo due chiacchiere e magari due risate ( nella vita nono sono così logorroico..). Un grande augurio e un grande abbraccio a tutti.

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Pubblicato il 4 marzo 2016 su Interviste esclusive, Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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