Luca Bancone il Concept Artist dalle atmosfere ancestrali.

DI FRANCESCO SORGE

Concept Art, ma anche architettura e fotografia, le grandi passioni di Luca Bancone. Un artista torinese che riconoscendo a volte in quello che fa solo un procedimento meccanico lo differenzia dalla produzione propriamente artistica, regalandoci dei capolavori in cui lo sguardo affonda, perdendosi in atmosfere ancestrali, colori caldi e luce ammaliante. L’uso della tecnica digitale gli permette di ricreare luoghi al limite del tempo, persi tra dimensioni atemporali, avvolti da foschie e dense nebbie come paesaggi di leggende nordiche. Luca ama molto la sua città ma gli piacerebbe vivere anche in tante altre, Edimburgo per esempio, o Venezia, per restare nella nostra penisola. Ha frequentato il Liceo Artistico e poi l’Accademia di Belle Arti a Torino, con indirizzo in Scenografia,  sviluppando nel tempo una passione per il cinema. Non ha partecipato a molti concorsi, solo ad una mostra ad Istanbul nel 2009 durante l’Accademia con un progetto di ristrutturazione urbana e nell’anno successivo ha progettato e creato le scenografie per un cortometraggio, con il quale ha vinto insieme ad altri il premio “100 ore Torino”arrivando finalisti al “Piemonte Movie”. Per quanto riguarda le pubblicazioni invece ci sono alcuni fumetti pubblicati da Glénat, come Solimano, Saladin, Waterloo e alcuni numeri per Paperino, Real Life e Morgan Lost. I suoi concept invece, essendo parte di una produzione, non vengono pubblicati, anzi molti non possono essere nemmeno mostrati in quanto, da contratto devono restare segreti fino all’uscita del prodotto.

Da quanto tempo ti appassiona la passione per il disegno?

La mia passione per il disegno è nata da ragazzino ma non saprei dirti se c’è stato qualcosa di particolare a stimolarmi, forse  mia madre che per farmi piacere disegnava per me i personaggi dei fumetti e cartoni. Non è mai stata una disegnatrice, ma la cosa l’appassionava.

I  libri e fumetti che fanno parte delle tue letture?

Sui libri vado molto a periodi, amo il fantasy di autori classici come Tolkien fino a Terry Pratchett, ma ultimamente  mi sto dedicando alla lettura degli horror, ho preso delle versioni in lingua originale di alcuni classici e li sto leggendo con piacere, come “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, Carlos Ruiz Zafòn e uno che mi piace per il genere. Per quanto riguarda i fumetti una volta ero un grande appassionato, ora non ne leggo più molti, giusto qualche graphic novel auto conclusiva, così che non richieda molta dedizione per essere seguita. Probabilmente il piacere di leggerli è scemato anche quando ho cominciato a lavorare per questo settore, sicuramente c’è un collegamento!

Artisti che ti hanno influenzato?

Sono tantissimi gli artisti che apprezzo e ne scopro sempre di nuovi, io personalmente amo la concept art e alcuni professionisti che mi hanno instradato sul mio attuale percorso sono Nacho yague, Zeng Zhu e Scott Roberson, per dirne alcuni.

Cosa ci racconti delle tue illustrazioni e dei tuoi fumetti?

Personalmente ho passato gli anni successivi all’Accademia di Belle Arti a lavorare come colorista per diverse case editrici, come Disney, Glénat, Bonelli. Parallelamente a questo ho seguito lo sviluppo di alcuni progetti cinematografici e video ludici lavorando come concept artist, ossia creando immagini per sviluppare il design di personaggio ambientazioni, o creare più semplicemente illustrazioni promozionali, lo specifico solamente perché in Italia non è una professione molto conosciuta e in generale per ciò che riguarda il processo di sviluppo di giochi e film è un argomento oscuro a molti.

Chi è il Concept Artist?

Il Concept Artist è un disegnatore/designer che si occupa di sviluppare le idee stilistiche in svariati campi, cinema, pubblicità, videgiochi.

Realizza il design di un personaggio, una creatura o un ambiente. Si occupa dello sviluppo grafico di ogni elemento necessario per la produzione di un prodotto visivo.

E’ incaricato, sotto le direttive del Direttore Artistico, di sviluppare una libreria visiva che serva di riferimento per sviluppare la sua parte grafica di un prodotto.

E’ ancora una professione non molto conosciuta in generale, specialmente in Italia.

Da chi e da cosa trai spirazione?

Come già accennato mi lascio ispirare da molti artisti e molte altre cose in verità. Ci sono diversi concept artist, tra cui quelli sopra citati, poi illustratori come Wayne Reynolds, Ciruelo, Giger, fino a pittori più classici come Albert Bierstardt, senza contare il fatto che la mia passione per l’arte si estende anche all’architettura e alla fotografia. Insomma le fonti da cui mi lascio ispirare possono essere infinite.

Tra le tue illustrazioni quale ci descriveresti per far conoscere meglio poetica, stile e tecnica dei tuoi lavori?

Lion’s Gate è uno degli ultimi lavori che ho fatto, si tratta di un concept per un’idea personale. Volevo creare un’atmosfera e una luce accattivante all’interno di un’architettura classica, ispirato in particolare dalla mia ultima “gita” passando per Genova. Sono rimasto affascinato da una scalinata in uno dei palazzi storici e mi sono subito fermato a fare un paio di schizzi (mi porto sempre un blocchetto dietro quando sono in giro), dopodiché ho scattato qualche foto come reference e una volta a casa mi sono messo al lavoro. Con gli schizzi di riferimento ho usato le foto stesse che ho scattato per comporre la base dell’immagine, poi, sempre in digitale, ho iniziato a dipingerci sopra, ricreando l’atmosfera e raccontare una storia con le luci. Con foto di riferimento e qualche texture ho completato l’immagine. Questa è una tecnica spesso usata per lo sviluppo di concept e talvolta anche per alcune illustrazioni, tuttavia quando devo creare una di queste ultime preferisco evitare l’uso di fotografie nel processo.

Cosa vuoi raccontare con la tua arte?

Onestamente della mia arte c’è molto poco in giro, perché tento di produrla non molto spesso, e lo faccio per esprimere un’idea e l’emozione ad essa legata. Quello che io faccio, anche se sempre collegato all’immagine, preferisco non definirla propriamente arte, in quanto è materiale di produzione per creare un prodotto commerciale. Lo scopo è trovare un’idea e talvolta mi è capitato anche di dover disegnare un sacco di pistole in serie ad esempio. L’esternazione espressiva che io amo definire arte è svincolata da queste produzioni più meccaniche.

Sogno nel cassetto?

Continuare a fare ciò che sto facendo, con sempre nuove sfide ed opportunità interessanti, più in generale spero di avere la possibilità di sorridere ogni giorno, il che è molto pretenzioso ai giorni nostri.

Questo il link del suo sito:

http://lucabancone.blogspot.it/

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Pubblicato il 18 aprile 2016 su Intervista. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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