Le illustrazioni tenere e grottesche di Serena Vajngerl

 

 

DI MARCO ADDATI

Le illustrazioni tenere e grottesche di Serena Vajngerl

Il cognome di  Serena  potrebbe far pensare ad origini nordiche ma in realtà è un’illustratrice italiana di Schio in provincia di Vicenza. Con la sua tecnica mista, acquerello, tempera e matite, in base alle esigenze del momento, con pochi tratti e pennellate riesce a sintetizzare concetti e idee suggerite dalla realtà che fonde con la propria fantasia dando vita a illustrazioni, a volte grottesche e cariche di suggestioni. Serena Vajngerl nasce nel 1988 e scarabocchia un po’ dappertutto. Si diploma al liceo scientifico ma nelle ore di matematica passa il tempo a disegnare sui banchi di scuola i bizzarri personaggi che occupano la sua mente. Solo nel 2010 decide di volerli conoscere meglio e per farlo, si iscrive alla Scuola Internazionale Comics di Padova.

Il suo lavoro fino ad ora si è basato per lo più su commissioni private e sulla realizzazione di visual per manifesti. Ha partecipato a diverse mostre personali e collettive in diverse località  fra cui Schio, Thiene, Firenze, Treviso e “In quest’ultima città  oltre ad aver presentato una piccola mostra personale posso dire con fierezza che nel 2013, assieme ad altre tre illustratrici, ho esposto al TCBF, evento bellissimo che sta diventando velocemente di portata internazionale”.

Attualmente continua a lavorare come illustratrice freelance.

Da quanto tempo disegni?

Come tutti, disegno da che mi ricordo. Il disegno è una forma di comunicazione innata, credo poco a chi dice che da piccino non pasticciava con i colori..tutti o prima o poi abbiamo rovinato i muri di qualche stanza pensando valessero come fogli bianchi. L’unica differenza è forse quella che io non ho mai smesso di farlo.

Cosa ti ispira?

La vita quotidiana che spesso e volentieri supera la fantasia.

Le tue letture?

Leggo un po’ di tutto..il genere varia a seconda del momento. L”ultimo libro letto è “La tentazione di essere felici” di Marone..piacevolissimo e molto sottile. Per quanto riguarda i fumetti devo purtroppo ammettere che non ho una grande cultura: da piccola divoravo Topolino, da qualche anno invece sono una fan sfegatata di Leo Ortolani… penso sinceramente sia un genio.

Artisti che ti hanno influenzata?

Tutti quelli che ho visto, che vedo e che vedrò. L’influenza è un processo continuo: qualsiasi opera in qualche modo ti entra dentro, che ti piaccia o no tu l’hai immagazzinata e sarà presente nelle tue produzioni. Se devo invece parlare di un artista e amico a cui artisticamente  guarderò sempre con l’occhio della studentella imbranata ecco allora Vittorio (Bustaffa). Non mi ha influenzato particolarmente dal punto di vista stilistico credo, ma in un ambito molto più importante cioè quello della continua ricerca sia tecnica che psicologica,  chiedendo i come e i perchè.

E’ facile oggi farsi conoscere con i nuovi mezzi di comunicazione?

Sarebbe un discorso lunghissimo..diciamo che oggi i mezzi per diffondere i propri lavori sono praticamente infiniti, il problema non è essere visti ma rimanere impressi. L’unico modo di farlo in questo abnorme fritto misto di opere perfette e di spazzatura è quello di cercare di garantire sempre uno standard di qualità al quale far ritorno.

Di quale illustrazione da te realizzata ci parleresti?

Quest’illustrazione si chiama “Contessa Miseria” titolo ad hoc suggerito da un amico e preso in prestito da una canzone della Consoli. E’ eseguita totalmente in acrilico con metodo abbastanza classico: matita, grisaglia e colore. Proprio per mostrare il procedimento ho pubblicato sia sulla mia pagina Facebook sia sul blog (il sito purtroppo deve essere mantenuto il più sintetico possibile) tutte le foto dei procedimenti, dall’inizio alla fine.

Lo stile e la poetica si sovrappongono. Stilisticamente sono un’affezionata al grottesco e mi piace molto rappresentare il ridicolo. Qui la mia contessa risulta un disegno simpatico con un soggetto ridicolo ma se si spoglia dalla rappresentazione resta solo l’amarezza dei tempi nostri, delle pellicce che inghiottono silicone e cani da borsetta.

Qual’è il sogno che nascondi nel tuo cassetto?

Diventare presidente degli Stati Uniti. Ma trascurando le mie smanie di potere, il mio sogno nel cassetto è questo lavoro, quindi essere economicamente sicura ed autonoma facendo l’illustratrice. Anche se ti confido che quando ho iniziato ho stabilito che se farò la copertina al New Yorker potrò serenamente rinunciare ai miei sogni di presidenza.

Cosa vuoi raccontare con la tua arte?

Credo di essere estremamente concentrata sulla vita quotidiana. Mi piacerebbe, con i filtri della mia illustrazione, raccontare il mondo in modo che la vita faccia un po’ meno paura.

Per ammirare le illustrazioni di Serena Vajngerl cliccare sul seguente link:

https://www.facebook.com/serenavajngerlart/

http://www.vajngerl.com

serenavajngerl,wordpress.com

 

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Pubblicato il 8 maggio 2016 su Arti figurative, Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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