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Speciale Lucio Battisti: 9 settembre 1998, l’ ultima nota del poeta cantastorie

Lucio Battisti

Nella foto, Lucio Battisti, il signore dell’emozione

a cura di Giuseppe Cossentino

Raccontare Lucio Battisti non è così semplice, direi alquanto complesso. Si potrebbero passare giornate a trovare una chiave giusta di scrittura nel tentativo di trovare una parola, un aggettivo per delineare la figura tanto complicata quanto semplice dell’artista della canzone e dell’emozione tutta italiana. E’ complicato a descrivere  e rendere omaggio a Battisti, un’artista da mille sfaccettature, ma noi, di italyintheworld lo vogliamo fare a modo nostro a 17 anni dalla sua morte. La musica italiana resta orfana di un grande, del signore dell’emozione. Il 9 settembre 1998, si spegneva nell’Ospedale San Paolo di Milano, il poeta cantastorie che insieme a Mogol lascia in eredità alla canzone italiana uno scrigno di tesori inestimabili, irripetibili, amori rari, innovazione e sentimenti senza tempo.

Lucio Battisti nasce a Poggio Bustone, vicino a Rieti, il 5 marzo 1943; i genitori, Alfiero e Dea, sono persone semplici, così come semplici sono le aspirazioni che nutrono per il figlio: il diploma di perito tecnico e poi un lavoro.
Ma Lucio che viene ricordato dai compaesani come un ragazzo intelligente ed introverso, è di diverso avviso.
Dopo il trasferimento della famiglia a Roma, esplode la sua passione per la musica, evidenziata dalla stanza piena di chitarre – una volta suo padre gliene ruppe una in testa – e l’aspirazione di vedere il mondo, seguendo il suo istinto di artista.
Con il sostegno indiretto della madre, Lucio riesce a viaggiare ed allargare le sue esperienze,sempre con la passione per la musica in primo piano.

Nel 1962 si aggrega ad un gruppo musicale napoletano che suona nei locali notturni “I Mattatori”, ma è grazie a “I Campioni”, il gruppo che accompagnava Tony Dallara, che inizia la sua avventura nel mondo della musica.
Rendendosi conto che il centro nevralgico del mondo musicale è a Milano, vi si trasferisce, iniziando a farsi conoscere come autore, grazie anche alla mediazione ed al sostegno di Christine Leroux, una giovane francese che lavorava nelle produzioni discografiche e riesce a presentarlo a Giulio Rapetti, il celebre paroliere conosciuto come Mogol.

Le prime affermazioni come autore sono “Per una lira”, incisa dai Ribelli, “Uno in più” cantata da Ricky Maiocchi e “Dolce di giorno” per i Dik Dik.
A consacrarlo in pieno Autore è, però, “29 Settembre”, in collaborazione con Mogol per L’Equipe 84.

Il lungo sodalizio con Mogol era iniziato con un parziale scetticismo del paroliere sulle musiche di Battisti, che riteneva solo promettenti.
La disponibilità di Lucio a rivedersi , la sua umiltà ,conquistarono Mogol, dando origine ad una produzione tra le più intense nel mondo della canzone.

Nel 1967 Battisti entra in sala di incisione anche come cantante, nonostante le perplessità dell’ambiente sulle sue qualità vocali.
Incide “Per una lira” e “Luisa Rossi”. Ma la non-voce di Battisti era, indubbiamente, quella giusta per dare un’anima alle sue canzoni, come lui stesso sosteneva con grande convinzione.
Il successo arriva al Cantagiro del 1968 con “Balla Linda” e viene replicato e ampliato nel Cantagiro del 1969 con “Acqua azzurra acqua chiara”.

Nello stesso Anno partecipa al Festival di Sanremo, in coppia con Wilson Pickett con “Un’avventura”, che entra in finale.

Ma l’avvenimento più importante per Lucio è l’incontro con Grazia Letizia Veronesi, segretaria del Clan Celentano.

Inizia cosi il loro rapporto forte e simbiotico che durerà finchè morte…

Il crescente successo di Battisti, sottolineato dall’eccellente accoglienza riservata all’album “Lucio Battisti” del 1969, si consolida ulteriormente con il 33 giri “Emozioni” che comprende, oltre al brano omonimo, pezzi come “7 e 40”, “Anna”, “Fiori rosa fiori di pesco”, “Io vivrò”…
La collaborazione con Mogol diventa sempre più stretta e costruttiva, dando origine ad un’amoicizia forte ed esclusiva che li porterà anche a costruire residenze confinanti vicino Molteno, al centro di un grande faggeto.

Battisti e Mogol continuano a scrivere anche per altri cantanti canzoni destinate a lasciare il segno; basti ricordare “Insieme”, “Io e te da soli”, “amor mio”, per Mina; “Per te” e “Il Paradiso” per Patty Pravo.

Nel 1973 nasce il figlio Luca; Lucio e Letizia si sposeranno nel 1976.

Il crescendo di successi degli anni ’70 non fa che confermare la validità del sodalizio Mogol-Battisti.

Si va all’album “Umanamente uomo: il sogno” , che contiene brani come “I giardini di Marzo”, “E penso a te”, fino ai 33 giri “Il mio canto libero”, “Il nostro caro angelo”; si passa attraverso una sperimentazione diversa, che cerca di esaltare i ritmi a discapito delle parole, con “Anima Latina” , un album pieno di arrangiamenti sudamericani.

Nel 1976 con “Ancora tu”, Battisti torna alla canzone pop e il pubblico gli decreta ancora un successo trionfale, confermato dall’album “La batteria, il contrabbasso, eccetera” .
Nel 1977 esce il 33 giri “Io, tu , noi, tutti” che balza in cima alle classifiche, mentre “Images”, registrato negli U.S.A. , trova un pubblico indifferente.

Ma con “Una donna per amico”, nel 1978, il duo Mogol-Battisti ritrova e perfeziona la vena creativa; l’album, registrato in Inghilterra, contiene brani diventati dei classici assoluti.
Ma, nonostante i successi, il trionfo, gli incassi miliardari, Lucio Battisti resta schivo e diffidente; sopporta sempre meno la folla, i fans, i giornalisti ed i fotografi.

Questo Atteggiamento, incentivato anche dalla moglie, si accentua nel 1975, dopo il tentato rapimento del figlio Luca, fino a rendere l’esigenza di riservatezza della coppia quasi maniacale.

Il 1976 aveva visto il ritiro dalle scene di Battisti, dopo una memorabile Tournèe con i Formula 3.

Poco tempo dopo essersi ritirato Battisti dichiarò “Non parlerò mai più, perchè un artista deve comunicare con il pubblico solo per mezzo del suo lavoro”.

Ha tenuto fede all’autoconsegna fino alla fine.

Sulle motivazioni che l’hanno indotto ad un cosi categorico isolamento si sono sprecati fiumi di inchiostro. E’ probabile che l’insorgere di alcuni problemi di salute abbia accelerato una decisione che stava maturando; verosimilmente su un’ indole già naturalmente schiva, si è innestato il fastidio profondo di sentirsi spesso frainteso e oppresso dall’attenzione morbosa di certa stampa che, tra l’altro, pretendeva di dare un’interpretazione politica del fenomeno Battisti.

Il mito del Battisti fascista è una convinzione che, scaturita dai dogmi post-sessantottini, lo ha accompagnato lungo tutta la sua carriera, in quegli anni in cui si usava penalizzare l’individualismo marchiandolo come incorreggibile deviazionismo di destra.

Battisti, in realtà percorreva la propria strada, sostenuto, in questo atteggiamento, dalla moglie, personaggio ermetico e schivo, sulla quale si sono sprecate osservazioni quasi sempre velenose.

L’ultima produzione Mogol-Battisti risale al 1980; “Una giornata uggiosa” segna l’ultimo capitolo di un’amicizia solida e di un felice connubio artistico.

Problemi di interesse, si dice; ma anche la frattura con uno stile di cui Battisti sembrava vergognarsi e che si lasciò alle spalle nei lavori successivi, quasi sempre validi ma privi, forse, del quidquid che aveva consentito alla produzione con Mogol di far vibrare le corde del sentimento e dell’emozione di milioni di persone.

Dal suo isolamento in Inghilterra prima, poi in Brianza, Battisti cercò – e spesso riuscì – ad alzare il tono del suo lavoro, confermandosi artista attento e superbo interprete, pur perdendo forse in immediatezza e successo di massa che,comunque, continuava ad essere costante per i vecchi pezzi creati con Mogol, tutt’ora freschi ed attuali come se fossero stati composti ieri.

Il primo album del dopo – Mogol, del 1982, si intitola “E già”; i testi sono della moglie Grazia Letizia Veronesi, in arte Velezia; riesce ad ottenere un discreto successo, con un mese di primato nelle classifiche di vendita.

Nel 1986 Battisti inizia la collaborazione con il poeta Pasquale Panella; il loro primo lavoro comune è “Don Giovanni”. I testi sono ermetici, criptici, colmi di simbolismi e metafore; tuttavia l’album – oggi considerato da alcuni un capolavoro assoluto – resta per due mesi in cima alle classifiche.

Seguono nel 1988 “L’apparenza”, dalle melodie bizzarre ed i testi ostici; nel 1990 “La sposa occidentale”, con un ritorno alla vena melodica; nel 1992 “Cosa succederà alla ragazza”, dai testi ermetici e dalle musiche raffinate; è, infine, del 1994 – pubblicato il 29 settembre – “Heghel”, il disco che chiude il ciclo di collaborazione con Panella.

Durante il ventennale, rigoroso isolamento il ruolo della moglie di Battisti diventa sempre più condizionante, sia nei rapporti privati che in quelli di lavoro e da molti amici (o ex amici) di Lucio viene considerata una presenza negativa e incombente.Degli ultimi anni di Lucio Battisti resta qualche immagine scattata di sfuggita, che lo ritrae invecchiato e ingrassato, gonfiato dai medicinali necessari per i problemi di salute che da tempo lo affliggevano.

Ma nel ricordo è, forse, giusto separare il Battisti uomo, ritroso e scorbutico all’eccesso, dal Battisti artista, che ha saputo dispensare emozioni, facendo spiegare le ali alle poetiche e tenere parole di Mogol.