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Bianco, nero e azzurro… nel mondo di Marcel Girotto

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Bianco, nero e azzurro… nel mondo di Marcel Girotto

DI MARCO ADDATI

Semplici e lineari, poche sfumature e colori netti. Una fusione tra fumetto e grafica in cui al disegno essenziale si accompagna una trama ben congegnata. Si presentano così i fumetti di Marcel Girotto giovane aspirante disegnatore e narratore di Salzano in provincia di Venezia.

Come ogni bambino appassionato di cartoni animati e fumetti impara da autodidatta a disegnare. Poi studia grafica e design presso l’Istituto d’Arte di Mestre , successivamente si specializza in fumetto presso la Scuola Internazionale di Comics di Padova. Espone i suoi lavori in alcuni locali a Treviso, realizza loghi e locandine per il festival Ubijazz nel 2014.

Cosa puoi raccontarci del tuo stile?

Il mio stile fonde al fumetto la grafica rendendo la tavola molto lineare e tagliente. L’inchiostrazione è volutamente imprecisa e grezza. La prospettiva è sempre ben curata. Per identificare al meglio le mie tavole ho scelto tre tonalità base, bianco, nero e azzurro. Lo stile del disegno fonde il comic americano e il manga giapponese oltre che autori italiani e francesi.

 

Come nascono le tue idee?

Nascono dalla passione che ho sempre avuto per l’arte del fumetto. Ogni volta che leggo nuovi autori e ne visiono i disegni mi metto all’opera per migliorarmi.

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Ci sono autori e fumetti ai quali ti ispiri?

Certo. Ho letto molti fumetti e probabilmente qualcosa ho fatto mio. Tra questi le mie fonti di ispirazione sono Frank Miller (Sin City, Elektra vive ancora), Mike Mignola, Luca Rossi, Gipi, Taiyo Matsumoto (Takkonkinkreet), Yuki Urushibara (Mushishi), Hiromu Arakawa (Full Metal Alchemist), Katsuhiro Otomo (Akira) e Darwyn Cooke.

 

Cosa ci racconti dei tuoi fumetti?

Le tavole dei miei fumetti si formano con griglie che si ispirano a quelle utilizzate dai mangaka giapponesi ossia vignette spezzate e dinamiche. Poi stendo le matite (2h) e subito dopo parte un’ inchiostrazione molto sporca susseguita da chiaro scuri dati da un colore azzurro.

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Puoi dirci alcuni titoli?

In questo momento sto lavorando a #blind: punk is dead, una storia in parte autobiografica che affronta temi come l’amicizia, la caduta, l’odio, il cambiamento, lo stalker, la morte, la droga e la malattia. Temi molto forti. Un racconto che realizzai sottoforma di bozza 5 anni fa e che ora ho ripreso ristrutturandolo e ridisegnandolo.

Circa un anno fa al centro Ikiya di Treviso feci un’esposizione con la mia opera “Fiori di Ciliegio”, l’alter ego di #blind. Un’opera solare ambientata tra Italia e Giappone, una storia d’amore multiculturale tra un ragazzo italiano ed una ragazza giapponese.

Quali altri progetti stai realizzando?

Sto lavorando al sito donnenelpallone.com con delle ragazze del Chieti calcio squadra femminile dove realizzo loghi, grafica e illustrazioni inerenti al mondo del calcio.

Inoltre realizzo magliette a tema fumettistico.

Sogno nel cassetto?

Desidero proporre #blind alle più svariate case editrici italiane e perchè no? Magari anche estere. Il mio sogno, ovviamente, è ritrovarmi a qualche fiera del fumetto a firmare autografi a ragazzi che come me sono appassionati di questo media stupendo.

Per contattare l’autore collegarsi al link:

https://www.facebook.com/marcelgirottoblind/?fref=ts

 

 

Le soffici ” Case” di Maria Guida

Maria Guida

Le soffici “Case” di Maria Guida

DI MARCO ADDATI

Ispirata dai paesaggi, dalle architetture e dalla  magia di alcune strade insieme a scorci di cielo e di infinito, Maria Guida coglie quanto di umano c’è in quello che la circonda e lo imprime sulla tela. Nei suoi quadri sono raffigurate intere famiglie di case che possono toccarsi, che si stringono e si amano. Una tecnica in cui mescola più medium e materiali sempre nuovi, un modo per conoscere nuove tecniche e contribuire al riciclaggio.

Napoli è la sua città, in cui ha vissuto per i suoi primi 21 anni, fonte di ispirazione con i suoi colori e la sua energia, sempre meravigliosa e affascinante.

Ci confida che disegna sin da quando era piccola, realizzava dei disegnini molto simili alle attuali Emoticon Smile e ogni momento per scarabocchiare era quello giusto.

Autodidatta, frequenta una scuola di decorazione murale e dei corsi d’arte presso il Liceo Artistico Passaglia di Lucca.Maria Guida2.jpg

Nel 2014 allestisce una personale di pittura nella saletta comunale “Corte dell’angelo” a Lucca dal titolo “Andare oltre si può” mentre nel 2015 partecipa alla biennale di Genova, vince il terzo premio “la sorgente di Guamo” a Lucca ed il 20° premio di arte contemporanea Saturarte.

“Quello che mi circonda è grande fonte di ispirazione, inoltre ci sono molte letture che mi hanno dato spunti interessanti. “Le città Invisibili” di Italo Calvino ad esempio è una di queste mentre “Cuore di Tenebra” di Conrad è un libro che mi ha cambiato e fatto capire delle cose”.

Tra i sogni di Maria quello di poter viaggiare tanto per portare i suoi quadri in giro per il mondo e far conoscere le sue Case allegre, colorate e soffici un po’ ovunque.

“Adoro tutti i lavori che ho realizzato, in ognuno di essi sono celate delle sensazioni ed emozioni che ho impresso tra una pennellata e l’altra. “La Lunga notte magica”, ad esempio, presenta una tecnica mista con proplasma nero e poi ancora stucco, giornale, acquerello, acrilico, olio e pastelli ad olio. Mi ispiro alla notte e alle mie adorate case, come sempre.  In quest’opera c’è  attinenza con il mondo dell’onirico, con le sue atmosfere fatte di sogno. Ho analizzato un aspetto che fa riferimento ad una interiorità espressa in modo poetico”.

Un’artista che attraverso la propria pittura è in grado di coccolarsi e perdersi tra le strade e le case di una città magica, dove il sole sorride sempre e le atmosfere notturne sono in grado di ispirare dolci ninna nanne.

Per poter ammirare i lavori di Maria Guida basta cliccare i seguenti link:

https://www.facebook.com/DettagliArtistici/?fref=ts

Un viaggio tra le illustrazioni glamour e chic di Maddalena Amorosi

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Un viaggio tra le illustrazioni glamour e chic di Maddalena Amorosi

DI MARCO ADDATI

Donne alla moda, dallo sguardo enigmatico, un po’ imbronciate o allegre e ancora donne pensierose o intraprendenti, sfuggenti ma dalla forte personalità. Il disegno dell’anatomia femminile è la più grande fonte d’ispirazione che Maddalena Amorosi utilizza anche quando non si sente in vena di “grandi” disegni. Illustra corpi e volti, in ogni possibile dinamica, cercando sempre di creare nella sua mente una storia che ruoti attorno al soggetto del momento, creando elementi che possano caratterizzarla e così dopo un po’…. il personaggio prende una vita propria e inizia a raccontare.

Originaria di Biancano, un paesino vicino Caserta, abita a Roma da ben otto anni, una città che ama “mi piace tutto di questa città e mi ci trovo bene sotto tanti punti di vista, traffico escluso, c’è storia, arte, mare, e sole”.

Da quanto tempo disegni?

Disegno praticamente da sempre, mi ricordo che fin dall’asilo non vedevo l’ora arrivasse “l’ora giornaliera del disegno”, usavo come tutti i pastelli a cera, li adoravo, ma poi non li ho mai più usati… Già da piccolissima disegnavo sempre con una logica di proporzione, principalmente donne, e adesso, ripensando proprio a questa cosa, posso confermare con certezza che certe passioni sono assolutamente innate e incondizionate…

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Hai studi artistici alle spalle?

Dai primi anni delle elementari ricordo che le maestre a scuola, quando c’erano i colloqui con i genitori, non facevano altro che consigliare a mia mamma di farmi iscrivere ad un istituto d’arte oppure ad un liceo artistico, ma io presi coscienza di questa mia possibile scelta, all’inizio delle scuole medie, quindi quando finirono i tre anni mi iscrissi all’Istituto Statale d’Arte di San Leucio all’indirizzo Moda e Costume.

Finiti gli studi superiori, a settembre, feci il test di ammissione all’Accademia Internazionale d’Alta Moda Koefia e lo superai con successo, quindi mi trasferii a Roma ma dopo due anni capii che non era quello l’ambiente che maggiormente rappresentava quello che avrei voluto fare “da grande” e fu proprio allora che scoprii la Scuola Internazionale di Comics.

Sei influenzata dal mondo dei comics?

A mio discapito devo ammettere che non ho mai amato leggere fumetti, ho sempre amato i libri illustrati e uno dei miei preferiti da quando ero piccola è: Piccole donne. Sono cresciuta come tanti altri, con i film d’animazione: Warner Bros, Dream Works e soprattutto Disney,  avrò visto e rivisto La Sirenetta centinaia di volte, quindi sono cresciuta con quello stile di riferimento, e rimane tutt’ora una delle mie ispirazioni più influenti sotto tanti punti di vista. Il cinema è “la mia lettura preferita” difatti scelsi, alla Comics, di iscrivermi al corso di: disegno per film d’animazione.

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Hai partecipato a concorsi?

Ho partecipato solo a due concorsi nella mia vita, il primo fu ai tempi delle superiori, partecipai come stilista ad un evento chiamato: Il Miglio d’Oro, partecipavano quasi 100 scuole, se non ricordo male, e il mio vestito arrivò 20°, data la mia scarsa autostima a quell’epoca, ne fui comunque felicissima, perchè la cosa più importante di questi eventi, secondo me, è veramente quella del confronto, capire i propri limiti e cercare un modo piacevole per andare oltre… Il secondo fu: Cavallino Comics dove arrivai tra i primi 10 finalisti ma anche in quel caso non vinsi, non avevo ancor ben chiaro come voler illustrare, le tecniche ecc.,ma comunque fui nuovamente contattata per inviare altri lavori da poter esibire alla mostra, e anche di questo ne fui felicissima!

Gli artisti dai quali trai ispirazione?

Gli artisti che mi hanno influenzata sono tanti e nessuno, mi spiego meglio… Ci sono disegnatori talmente bravi e pieni di esperienza che solo a guardarli i loro disegni, diventano quasi una lezione su come imparare a disegnare!! Alcuni di quelli che amo in assoluto sono: Patrick Brown per la precisione che impiega nel riprodurre ogni elemento in ogni suo più piccolo dettaglio, per come gioca nella colorazione tra luci e ombre, e sicuramente per lo stile e la dinamica con cui da vita ai suoi personaggi, insomma per tutto! Ma come Patrick Brown, ci sono anche Nicholas Kole, Dan Mora e Anna Nikonova , ognuno di loro nei loro disegni riesce a dare veramente tanto, quindi fin’ora ho appreso tanto da loro, ma ho sempre riversato tutto nel mio “bagaglio” senza cambiare quello che è sempre stato il mio stile e il mio modo di voler raccontare, però mi è servito anche e soprattutto ad imparare e provare nuovi stili che ritengo rappresentino altre parti di me che prima sicuramente non conoscevo!

Cosa puoi raccontarci delle tue illustrazioni?

Non sento di poter essere all’altezza di parlare troppo di illustrazioni e sicuramente per nulla di fumetto, perchè non credo di essere una grande intenditrice del mondo illustrato, diciamo che per ora provo a farlo attraverso i miei personaggi ai quali cerco sempre di dare un carattere che spesso rappresentano anche qualcosa di mio e comunicare attraverso essi; in ogni caso posso dire che è una forma d’arte molto preziosa e che forse oggi dovrebbe essere presa in considerazione più di quanto s’immagini… La mia idea è che un’illustrazione di qualunque tipo può raccontare in modo assolutamente unico qualcosa, qualcosa che chiunque, individualmente, può interpretare con sfumature diverse e renderla unica a sua volta, ed è proprio questo a rendere l’unicità di questa espressione!

In ogni caso è difficile, per me, spiegare in maniera precisa come nascono alcune mie illustrazioni perchè non è tanto chiaro nemmeno a me!

Per esempio, a volte succede, in particolar modo quando non sono molto ispirata, che inizio pensando ad una situazione che vorrei raccontare, e a seconda dei momenti, parto da un riferimento che può essere: un contesto, una postura, uno stato d’animo o più semplicemente un indumento, ecc. Da lì poi succedono una serie di cose a catena dove ogni scelta è la conseguenza di un’altra che fanno emergere un personaggio in una situazione che io ho ricreato ma che non ho pilotato dal principio, è qui che quindi dico che alla fine sono i disegni a raccontare e non più io, mi lascio molto trasportare dalle linee facendo ruotare una serie di scelte anche intorno ad esse.. Non so se sono riuscita ad essere abbastanza chiara ma spero di aver reso una delle tante cose belle che possono succedere nella testa di un disegnatore!

Oggi è facile far conoscere i propri lavori attraverso i nuovi mezzi di comunicazione?

Diciamo che con l’incredibile mondo dei social, oggi non è impossibile farsi strada per farsi conoscere, ma come in tutte le cose non è solo uno l’elemento scatenante che ci può permettere di emergere tra altri diecimila. E’ l’incontro tra fortuna, momento e talento che fa la differenza e può creare ottime possibilità, ma da qualcosa bisogna sempre cominciare! Cercare di non arrendersi, avere sempre voglia di conoscere per migliorare quello che si fa è un buon motore per andare avanti e se ci metti anche la giusta dose di speranza allora si che può diventare solo questione di tempo!

Quale personaggio da te ideato ci faresti conoscere?

Cloe è un personaggio al quale ho dato vita un po’ di tempo fa e che a forza di altri impegni ho un po’ abbandonato ma spero di riprendere presto… E’ l’incontro del mio stile disneyano con lo stile dei cartoni che oggi tanto piace a molte bambine. Ho voluto provare questa nuova tecnica, sicuramente perchè mi ispirava particolarmente, e poi per non distaccarmi troppo da quello che accade in questo momento nel mondo dei cartoni, al quale mi sento molto vicina… E’ realizzato completamente in digitale, la scelta dei colori è quella che preferisco, amo ricreare ambienti caldi, ma nello stesso tempo freschi e brillanti, che possano far trasparire principalmente piacevoli momenti di gioia o serenità o anche curiosità.

Cosa racconti con la tua arte?

Con la mia arte non voglio raccontare nulla di “nuovo” o mai detto, semplicemente rielaborare con il mio stile e la mia ottica, tutto quello che mi circonda e che, soprattutto, vorrei mi circondasse. Riuscire a raccontare le cose “giuste” con un disegno, oppure con un personaggio, è divertente per chi l’osserva, può riportare alla memoria bei momenti passati o immaginarne di futuri, l’importante, secondo me, è trasmettere sempre qualcosa che possa avere un seguito nella testa di chi l’osserva, quello secondo me è il miglior racconto e questo è quello che vorrei poter fare!

Quale sogno è celato nel tuo cassetto?

Il sogno nel cassetto è senza dubbio quello di fare, di questa mia passione, un lavoro che possa permettermi di crescere e di apprendere sempre di più. Ora come ora punto al Character Designer, è un ruolo che permette di spaziare tanto sia con la fantasia e sia seguendo delle logiche che diventano stimolanti soprattutto da un punto di vista psicologico oltre che pratico, quindi cerco ogni giorno di guardarmi intorno per trovare nuovi stimoli! L’ispirazione credo sia assolutamente fondamentale per un disegnatore, forse è un po’ come l’amore, non sai da dove arriva, ne quando arriva e nemmeno perchè, ma quando arriva contribuisce a dar vita, in modo unico, a qualcosa che può essere bellissimo sia per te che per qualcun altro quindi vale la pena cercare sempre e non stancarsi mai!

Le illustrazioni tenere e grottesche di Serena Vajngerl

 

 

DI MARCO ADDATI

Le illustrazioni tenere e grottesche di Serena Vajngerl

Il cognome di  Serena  potrebbe far pensare ad origini nordiche ma in realtà è un’illustratrice italiana di Schio in provincia di Vicenza. Con la sua tecnica mista, acquerello, tempera e matite, in base alle esigenze del momento, con pochi tratti e pennellate riesce a sintetizzare concetti e idee suggerite dalla realtà che fonde con la propria fantasia dando vita a illustrazioni, a volte grottesche e cariche di suggestioni. Serena Vajngerl nasce nel 1988 e scarabocchia un po’ dappertutto. Si diploma al liceo scientifico ma nelle ore di matematica passa il tempo a disegnare sui banchi di scuola i bizzarri personaggi che occupano la sua mente. Solo nel 2010 decide di volerli conoscere meglio e per farlo, si iscrive alla Scuola Internazionale Comics di Padova.

Il suo lavoro fino ad ora si è basato per lo più su commissioni private e sulla realizzazione di visual per manifesti. Ha partecipato a diverse mostre personali e collettive in diverse località  fra cui Schio, Thiene, Firenze, Treviso e “In quest’ultima città  oltre ad aver presentato una piccola mostra personale posso dire con fierezza che nel 2013, assieme ad altre tre illustratrici, ho esposto al TCBF, evento bellissimo che sta diventando velocemente di portata internazionale”.

Attualmente continua a lavorare come illustratrice freelance.

Da quanto tempo disegni?

Come tutti, disegno da che mi ricordo. Il disegno è una forma di comunicazione innata, credo poco a chi dice che da piccino non pasticciava con i colori..tutti o prima o poi abbiamo rovinato i muri di qualche stanza pensando valessero come fogli bianchi. L’unica differenza è forse quella che io non ho mai smesso di farlo.

Cosa ti ispira?

La vita quotidiana che spesso e volentieri supera la fantasia.

Le tue letture?

Leggo un po’ di tutto..il genere varia a seconda del momento. L”ultimo libro letto è “La tentazione di essere felici” di Marone..piacevolissimo e molto sottile. Per quanto riguarda i fumetti devo purtroppo ammettere che non ho una grande cultura: da piccola divoravo Topolino, da qualche anno invece sono una fan sfegatata di Leo Ortolani… penso sinceramente sia un genio.

Artisti che ti hanno influenzata?

Tutti quelli che ho visto, che vedo e che vedrò. L’influenza è un processo continuo: qualsiasi opera in qualche modo ti entra dentro, che ti piaccia o no tu l’hai immagazzinata e sarà presente nelle tue produzioni. Se devo invece parlare di un artista e amico a cui artisticamente  guarderò sempre con l’occhio della studentella imbranata ecco allora Vittorio (Bustaffa). Non mi ha influenzato particolarmente dal punto di vista stilistico credo, ma in un ambito molto più importante cioè quello della continua ricerca sia tecnica che psicologica,  chiedendo i come e i perchè.

E’ facile oggi farsi conoscere con i nuovi mezzi di comunicazione?

Sarebbe un discorso lunghissimo..diciamo che oggi i mezzi per diffondere i propri lavori sono praticamente infiniti, il problema non è essere visti ma rimanere impressi. L’unico modo di farlo in questo abnorme fritto misto di opere perfette e di spazzatura è quello di cercare di garantire sempre uno standard di qualità al quale far ritorno.

Di quale illustrazione da te realizzata ci parleresti?

Quest’illustrazione si chiama “Contessa Miseria” titolo ad hoc suggerito da un amico e preso in prestito da una canzone della Consoli. E’ eseguita totalmente in acrilico con metodo abbastanza classico: matita, grisaglia e colore. Proprio per mostrare il procedimento ho pubblicato sia sulla mia pagina Facebook sia sul blog (il sito purtroppo deve essere mantenuto il più sintetico possibile) tutte le foto dei procedimenti, dall’inizio alla fine.

Lo stile e la poetica si sovrappongono. Stilisticamente sono un’affezionata al grottesco e mi piace molto rappresentare il ridicolo. Qui la mia contessa risulta un disegno simpatico con un soggetto ridicolo ma se si spoglia dalla rappresentazione resta solo l’amarezza dei tempi nostri, delle pellicce che inghiottono silicone e cani da borsetta.

Qual’è il sogno che nascondi nel tuo cassetto?

Diventare presidente degli Stati Uniti. Ma trascurando le mie smanie di potere, il mio sogno nel cassetto è questo lavoro, quindi essere economicamente sicura ed autonoma facendo l’illustratrice. Anche se ti confido che quando ho iniziato ho stabilito che se farò la copertina al New Yorker potrò serenamente rinunciare ai miei sogni di presidenza.

Cosa vuoi raccontare con la tua arte?

Credo di essere estremamente concentrata sulla vita quotidiana. Mi piacerebbe, con i filtri della mia illustrazione, raccontare il mondo in modo che la vita faccia un po’ meno paura.

Per ammirare le illustrazioni di Serena Vajngerl cliccare sul seguente link:

https://www.facebook.com/serenavajngerlart/

http://www.vajngerl.com

serenavajngerl,wordpress.com

 

Perdersi tra i colori di Valentina Goglia

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Perdersi tra i colori di Valentina Goglia

DI MARCO ADDATI

Un disegno che nasce in modo semplice, il colore steso con cura e sfumato con attenzione e poi il tocco dell’artista  attraverso spruzzi di tempera, gocce e colature. Possono sembrare degli errori involontari ma in realtà sono intuiti artistici che Valentina Goglia ci regala, il gesto finale prima che l’opera venga firmata. Valentina  ha 31 anni e vive a Bologna ma per ben 14 anni è vissuta a Tenerife, isole delle Canarie (Spagna) e non ha mai fatto studi artistici, tutto quello che realizza lo ha appreso grazie a suo padre che le ha trasmesso la passione per il  fumetto e i cartoni animati. Artista autodidatta armata di curiosità e sperimentazione ama perdersi nelle sfumature e nei colori.

Le sue opere risentono dell’influenza fantasy, uno dei generi che predilige, mentre le geishe sono soggetti che ritrae molto spesso.Serena2.jpg

Quanto tempo impieghi per realizzare un’illustrazione?

Non impiego moltissimo tempo direi che sono abbastanza veloce dalle quattro alle cinque ore

ma solo perchè devo aspettare che la pittura si asciughi, invece se uso le matite ci metto molto meno tempo.

Ti ispiri a qualche artista in particolare?

Mi ispiro un po’ a tutto quello che mi gira intorno… ma seguo molti artisti da tatuatori a grandi nomi dell’illustrazione come Paolo Barbieri o Lora Zombie. In realtà le idee nascono quasi spontaneamente, dipende dallo stato d’animo che ho nel momento creativo.

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Tecnica tradizionale o digitale?

Decisamente tradizionale, non sono molto portata per il tecnologico amo sporcarmi le mani.

Sperimento parecchio e per curiosità che ho iniziato a dipingere su tessuto.

Tra i lavori che ti hanno dato più soddisfazione?

Ho realizzato un murales in una casa di riposo qui fuori Bologna a tema Disney per rallegrare gli ospiti del centro. Il posto ora mi sembra più un asilo che un centro per anziani e sono soddisfatta di questo lavoro  perché ho dato un tocco di colore lì dove regnava un pò di grigiore.

Ho realizzato un altro murales nel negozio dove lavoro, nella zona relax e vedere che viene apprezzato da molti mi fa tanto piacere.

Cosa vuoi trasmettere con le tue opere?

Far arrivare qualcosa di me agli altri. Adoro i colori perchè esprimono i sentimenti positivi di gioia. Le cose belle sono tutte colorate. Anche quando sono triste mi metto in disparte ed ascolto la musica che nella mia mente si materializza sotto forma di colore.

Sogno nel cassetto?

Sogni…. bella domanda!!!!

Mi piacerebbe riuscire a vivere vendendo i miei disegni. Sapere che piacciono a qualcuno ed immaginare che lo appenda in casa o in uno studio mi riempie di gioia. Dopo tanto tempo ho deciso di credere un pò di più in quello che faccio, non so fare molto altro a parte questo, quindi voglio provarci. Inoltre da un po’ di tempo sto realizzando disegni di dimensione più grandi rispetto ai miei precedenti circa 70×90.

Per ammirare le opere di Valentina Goglia

https://www.facebook.com/valentinagogliArt/

Giada Zema ” Il disegno fa parte del mio DNA

Giada Zema “Il disegno fa parte del mio DNA”

 

Giada Zema è un’ illustratrice di Roma città in cui vive e lavora. I suoi punti di forza sono i ritratti, le riproduzioni di dipinti famosi e i disegni personalizzati in stile manga. Frequenta per 4 anni la SCUOLA ROMANA FUMETTI grazie alla quale viene indirizzata, assieme alla collega Licia Akiko, in varie case editrici con le quali collabora, Rainbow (Winx), Giochi preziosi e Giocheria. Partecipa ad una mostra a Mentana, dedicata alla bellissima attrice degli anni ’30 “Alida Valli” con un  ritratto a carboncino e matite. All’età di 8 anni inizia a disegnare in stile manga, cominciando pian piano ad evolvere il segno e lo stile, trovandone uno suo. “Il disegno fa parte del mio DNA, mi piace creare di tutto in continuazione dando sfogo alla mia fantasia, capacità tecniche e improvvisazione”. Nel suo portfolio artistico presenti ragazze pin up molto sexy, realizzate con un segno semplice, lineare e abbastanza pulito con tecnica tradizionale e digitale. Una variegata galleria di immagini in cui si nota la dimestichezza con la quale questa talentuosa autrice riesce a destreggiarsi tra esperimenti grafici e idee sempre nuove.

Le tue fonti di ispirazione?

Cerco molte immagini di riferimento su Internet, come influenze artistiche o di autori di fumetti giapponesi. Mi sono sempre ispirata a Rumiko Takahashi (Ranma ½) Tsukasa Hojo (City Hunter; Occhi di Gatto), Shunya Yamashita (illustratore di pin-up e character design dei videogiochi) e tanti altri ancora. Sono amante anche del realistico e appassionata di Caravaggio. Sto cercando di trovare un mio stile, adatto sia per il fumetto che per l’illustrazione. Mi piace anche lo stile americano e Dylan Dog della Bonelli.

Come realizzi le riproduzioni dei dipinti celebri?

Per le riproduzioni uso la classica griglia, prima la disegno sulla foto da riprodurre e poi su foglio in scala in formato A3 o A4 a seconda della richiesta. Questa tecnica la uso solo per il realistico, per il manga ormai vado ad occhio. C’è un lavoro certosino dietro una riproduzione, dalla bozza a matita al definitivo, ho l’occhio abbastanza allenato per ricopiare anche i più piccoli dettagli, molto divertenti da fare. Di solito uso o matite colorate, o la grafite. Come tempistica ci posso mettere anche 2-3 mesi a volte.

Per le riproduzioni in digitale, eseguo gli stessi passaggi, però usando programmi come Photoshop Cs5, e i tempi variano dai 5-6 mesi di lavorazione, perché con il pc si entra di più nei dettagli con l’opzione dello Zoom, ed è impossibile che sfuggano (e poi sono proprio io puntigliosa e precisa). Uso vari tipi di pennelli, da quello dalla pressione bassa a quella alta, sfumato e piatto, e lavoro con opacità minima al 20% per creare una sfumatura non troppo netta, non troppo sfumata ma pastosa. La pazienza è il mio punto di forza, e spero che non svanisca mai, perché ho notato che al termine del lavoro gli sforzi fatti  ripagano, per fortuna.

La tua giornata tipo da illustratrice?

La mia giornata lavorativa di solito, dura 7-8 ore. Lavoro a casa, eseguo disegni su commissione di ogni genere, e ci sto su dalle 14 alle 21, o continuo dei lavori al pc in digitale o disegni in tradizionale come i ritratti (molto richiesti). Il resto della mattinata esco a fare i miei giri e mi organizzo con le faccende di casa.

Attraverso quale delle tue illustrazioni ti racconteresti?

Questa illustrazione mi è venuta abbastanza spontanea, adoro disegnare ragazze dai lunghi capelli e in stile dark-gotico, con prevalenza di neri e rossi. Il movimento dei capelli è dettato dalla tristezza-rabbia che prova la ragazza. Ha uno sguardo malinconico mentre suona il violino, perché la musica può ricordare il passato, momenti di luce e di oscurità, il cielo stellato per un senso di solitudine nell’universo. Una tempesta di emozioni in un’unica immagine.

Hai mai avuto il blocco dell’artista?

Sinceramente non ho mai avuto il “vero” blocco dell’artista, al massimo se non ho idee, ho sempre qualche sketch a disposizione da elaborare, la voglia non manca mai e se non riesco a disegnare bene (può capitare che sballi le proporzioni) mi riposo un paio di giorni e riprendo regolarmente. Non mi abbatto facilmente, è nel mio carattere.

Progetti e sogni?

Di progetti e sogni ce ne sono tanti, per ora sto lavorando al mio fumetto in stile manga, sto riscrivendo la storia e rielaborando tutti i Character design dei personaggi. Poi ci sono in corso altri progetti con la mia amica-collega Licia Akiko, con cui ho già collaborato per la rivista online educativa per bambini chiamata “FR3NZ”.  Insieme abbiamo fondato anni fa e riattivato da poco il gruppo Art’s Clan. Un mio sogno in questo momento, è quello di diventare un’artista conosciuta e ce la sto mettendo tutta per emergere dalla grande massa di artisti (alcuni veramente molto bravi) che si trovano sui vari social. Cercherò di continuare per questa strada, sperando di trovare sempre nuovi stimoli, per creare e riportare sul foglio quello che la mia mente immagina.

Per ammirare le opere di Giada Zema collegarsi ai seguenti link:

http://giada-zema.blogspot.it

http://hisui1986.deviantart.com/

https://www.facebook.com/Giada-Zema-173472171160/

https://twitter.com/giada_zema

“Questione DiSegno” per Alberto Buscicchio

Buschicchio

 

DI MARCO ADDATI

“Questione DiSegno” per Alberto Buscicchio
Alberto Buscicchio è un artista di Taranto nato nel 1993 e attualmente residente a Vicenza con un grande sogno, quello di poter girare il mondo grazie alle sue illustrazioni.
Pubblica la sua prima storia a fumetti “Aqualung” nel 2010 edita dal laboratorio di fumetto LABO. Da lì inizia il percorso tipico di tutti gli aspiranti fumettisti e illustratori partecipando ad alcune mostre nella sua regione. Nel 2011 gli viene proposto di collaborare con Walter Trono agli inchiostri di Alice Dark n. 7-8, Editoriale Aurea e qui ha la possibilità di conoscere e scoprire nuove tecniche. Nel 2012 è tra gli autori del graphic novel “L’Eroe dei Due Mari” e affianca nuovamente Trono sugli inchiostri di Davvero n.1 – Star Comics e con l’autoproduzione fantascientifica targata LABO “Incrociatore Spaziale Minerva”, di cui disegna il primo capitolo.
Dal 2013 frequenta il corso di fumetto della Scuola Internazionale di Comics di Padova.
Nel 2014 apre il blog Questione DiSegno e l’omonima pagina Facebook, che ospita i suoi lavori, i suoi tutorial e i suoi MiniAcquerelli.
Quando nasce la tua passione?

Ho iniziato a disegnare appena sono stato in grado di tenere una matita in mano, come tutti i bambini… solo che, a differenza di molti, ho avuto la fortuna che il disegno non mi ha mai abbandonato. Avete presente i libri di scuola elementare pieni di disegni ad ogni esercizio? Bene, io ero quello che non faceva gli esercizi ma copiava tutti i disegni!

Qual’è la tua formazione?

Dopo le medie, ricordo che un conflitto interiore grosso come una casa mi colpì: Liceo Linguistico o Liceo Artistico? Non sapendo scegliere (d’altronde cosa volete che ne sappia un bimbetto tredicenne di quello che la vita gli riserva?!) ascoltai i pareri delle persone che mi volevano bene, per cui…linguistico ovviamente. Poi al quarto anno del Liceo Aristosseno di Taranto scoprii la fantastica realtà de Il Laboratorio di fumetto – LABO, i cui padri fondatori sono i grandi Fabrizio Liuzzi e Gabriele Benefico, che non ringrazierò mai abbastanza per aver creduto in me e avermi dato tante possibilità lavorative. La prima formazione nel campo del fumetto l’ho avuta proprio grazie ai corsi di LABO.
Nel 2013, decisi che era arrivato il momento di approfondire ancora gli studi e, fatte le valigie e trasferitomi al nord, eccomi iscritto al corso di fumetto della Scuola Internazionale di Comics di Padova. Sono attualmente al terzo ed ultimo anno.

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Le tue letture preferite tra libri e fumetti?

Qui dobbiamo fare una distinzione tra fumetti e libri. Sui fumetti sono onnivoro e potrei fare una lista che non finisce più, ma mi limiterò a dirvi quelli che hanno segnato un passaggio importante nella mia vita: “Ultimate Spider-Man” di Bendis e Bagley, “Watchmen” e “V for Vendetta” di Alan Moore, “Esterno notte” di Gipi.
Per quanto riguarda i libri devo essere sincero, non sono mai stato un grande appassionato di letteratura, credo dipenda dal fatto che il linguaggio visivo è tutto per me, le parole non riescono a coinvolgermi quanto le immagini di un fumetto o le scene di un film. Ho (ri)scoperto la letteratura solo dopo le superiori, quando mi sono reso conto che per raccontare una storia è necessario aver letto tante storie. Anche qui, in ordine cronologico, i libri più importanti del mio “percorso formativo”: gli immancabili “Piccoli Brividi”, “Harry potter”, “Il Signore degli Anelli”, “La ricerca della felicità”, “Cloud Atlas”.

Da cosa trai ispirazione?

So che è una risposta che vuol dire tutto e niente, ma qualsiasi cosa può ispirarmi. Può essere un film, un fumetto, una persona vista in mezzo alla strada… davvero qualsiasi cosa! E ovviamente ti coglie sempre nei momenti meno opportuni (mentre fai la spesa o al semaforo), per cui giro sempre col mio fedele taccuino.

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Cosa puoi raccontarci dei tuoi disegni?

Parlare dei miei disegni non è mai facile, in genere preferisco mostrarli e che siano gli altri a dire la propria. Posso dirti però che sono uno che si stanca presto delle cose, per cui trovo molto divertente e stimolante adattare il mio stile alla storia o al lavoro che devo affrontare, e mai il contrario. Ho scoperto di riuscire a passare dallo stile realistico al grottesco/cartoon con non troppa difficoltà, e trovo che sia un punto di forza da non sottovalutare affatto nel mio campo.
Inoltre, per anni ho sempre e solo disegnato in bianco e nero, ma da qualche tempo ho scoperto le vie del Colore (tanto per citare Star Wars), che mi hanno letteralmente aperto un mondo. Così ho iniziato a creare sulla pagina Face una serie di piccoli acquerellini, che sono diventati un po’ il marchio di fabbrica di Questione DiSegno: i MiniAcquerelli.
Posso parlarvi nello specifico di una fan art che ho realizzato di recente dal momento che a quanto pare è stata molto apprezzata dal pubblico ed è divenuta virale per un po’.
Cercherò di essere breve. Dopo aver visto il capolavoro Pixar “Inside Out”, una domanda continuava a frullarmi per la testa: e se Inside Out fosse stato un film horror?
Così ho preso carta e matita e ho iniziato a buttare giù degli schizzi. Volevo che l’immagine riprendesse esattamente la locandina originale, rivisitata però in chiave horror. La scelta dei personaggi e dei relativi colori è secondo me il suo punto di forza: ho scelto Pennywise di “It” ad impersonare Gioia, chi meglio di un pagliaccio per quel ruolo?! Freddy Krueger è Rabbia, data la sua natura furibonda e il colorito rossastro; Ghostface di “Scream” grazie alla maschera che ricorda un’espressione terrorizzata è diventato Paura; Samara di “The ring”, con i toni bluastri del film e le sue movenze era perfetta per Tristezza; infine lo xenomorfo di “Alien” interpreta Disgusto. È abbastanza disgustoso e verdognolo come essere, no?
Inoltre trovo carino il contrasto tra i personaggi tipicamente horror e la locandina coloratissima, che ho realizzato in digitale. Infine ho aggiunto il titolo insanguinato, ed ecco pronta l’illustrazione.
Per chi volesse sapere di più, ecco un articolo su Questione DiSegno: http://albertobuscicchio.blogspot.it/2015/10/fan-art-2-inside-out-e-se-fosse-stato.html

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I nuovi mezzi di comunicazione aiutano a farsi conoscere da un vasto pubblico?

Sì e no. Se da una parte è vero che la mia generazione è avvantaggiata rispetto alle passate grazie a questo strumento assurdo che è l’internet, dall’altra è anche vero che tutti ne fanno uso, e la concorrenza diventa sconfinata. Ciò che ho imparato con Questione DiSegno è che le uniche due cose che contano sono il COSA e il COME, dove il “cosa” sono i contenuti validi e interessanti che crei, e il “come” è la confezione, ovvero come li presenti al pubblico, ma su questo non mi dilungo perché in giro ne parla gente molto più in gamba di me. In conclusione, per emergere, secondo me, bisogna essere molto bravi in quello che si fa, e ugualmente bravi nel web marketing e nel self branding. Grazie a queste piattaforme, sulle quali sto puntando molto pubblicando i lavori che faccio, tutorial di disegno e vari altri progetti, sto raggiungendo molte persone più di quante potessi mai immaginare, e colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che mi seguono e mi sostengono.
Nel 2014 ho aperto il mio blog Questione DiSegno e la relativa pagina Facebook (http://albertobuscicchio.blogspot.it , https://www.facebook.com/albertobuscicchioartblog )
Il tuo sogno?

Beh, chettelodicoaffare, disegnare una storia dell’Uomo Ragno per la Marvel!
Stay comicful.

Davide Ruvolo “Speedpainter” dell’Anima

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DI FRANCESCO SORGE
“Come ti rubo l’anima dei bambini” è il titolo della serie di video in cui l’ideatore prendendo spunto da un disegno di un bambino dà corpo ad una illustrazione, fatta al computer, dove tutti i passaggi vengono ripresi digitalmente fino al risultato finale. L’artista è Davide Ruvolo con un amore smodato per la tavoletta grafica. Il suo stile si ispira agli artisti americani della tavoletta grafica come Nico di Mattia (primo a realizzare i cosidetti “speedpainting” su youtube) e Dave De Vries. “La passione per la tavoletta grafica e il disegno digitale nasce su youtube, quando ho scoperto che con i software di grafica si possono realizzare vere e proprie “opere d’arte” digitali, senza però mai dimenticare foglio e matita e magari coniugando insieme le due cose. Ho scelto questo mezzo perchè le possibilità di creare sono pressochè infinite ottimizzando i tempi e ottenendo comunque ottimi risultati”. Appassionato di videogiochi, di cinema e di fumetti italiani, per lui gli artisti devono avere il tatto e dimistichezza con il colore e la penna digitale. Davide è nato il 16 Febbraio 1989, ha conseguito presso l’Accademia di Belle Arti di Catania la Laurea triennale e la Laurea del biennio specialistico all’indirizzo “Scenografia per i Nuovi Media” applicando questa sua formazione alla professione che via via ha intrapreso come illustratore e animatore.

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La sua caratteristica è quella di prendere le mosse da un segno o un disegno infantile curando il dettaglio e, mantenendo sempre il tratto originale, lo arricchisce di colore, di luci ed ombre definendo e arrivando così al disegno finito. Il titolo della serie è emblematico e racchiude in sé la sintesi perfetta dei lavori che Davide ci propone, potendo ripercorrere a ritroso il video di una sua illustrazione si arriverebbe veramente all’anima del bambino autore del disegno originale. “Mi hanno ispirato le illustrazioni di Dave de Vries, che con il suo progetto -The Monster Engine- riprende la sintesi del tratto del disegno che solo un bambino può avere, riportando l’immagine ad una dimensione surreale grazie ad un sapiente uso del colore, delle luci e delle ombre, ho voluto così ricreare l’esperimento con ottimi risultati, ma soprattutto ho appreso che anche il più semplice dei tratti può comunicare qualcosa”. Davide possiede un suo canale su youtube come speedpainter. Aperto ormai tre anni fa, il canale ha conseguito una partnership associata al network “dreamsproduction”, e vanta più di 5000 iscritti e 4 milioni di visualizzazioni diventando punto di riferimento per chi vuole affacciarsi al mondo del disegno digitale. Nel 2015, viene nominato cultore della materia per quanto riguarda la disciplina “Tecniche di animazione digitale”. Ha partecipato alla V edizione dell’ “Etna comics” come ospite e performer del disegno e colorazione digitale. “Non ho mai avuto purtroppo uno stile specifico, ma lascio agli altri l’interpretazione dei miei lavori, con il digitale secondo me è sempre più difficile darsi un’identità rispetto a chi lavora da una vita con matite, pennelli e chine”. “Sto ancora sperimentando per poi trovare una mia personalità, un mio marchio di fabbrica, per certo so che il mio sogno è quello di diventare un illustratore e insegnare alle generazioni future”.
Per vedere le opere di Davide Ruvolo cliccare i seguenti link:
https://www.facebook.com/SpeedpaintingDavideRuvolo/?fref=ts
https://www.youtube.com/channel/UCh6GU8iKXJbLw6ujFGfbVmQ?feature=guide

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Claudio Mangiafico e la sua graphic novel musicale “Timoty Austen”

CLaudio MangiaficoClaudio Mangiafico e la sua graphic novel musicale “Timoty Austen”

DI MARCO ADDATI

Una graphic novel che racchiude un grande lavoro di ricerca iniziato ben 8 anni fa in cui l’autore Claudio Mangiafico tracciando schizzi su fogli ha dato forma pian piano all’intero universo che ruota attorno a questo progetto.
Timoty Austen, è il titolo di questo fumetto ambientato nella Londra di fine 800 in cui le nebbiose atmosfere della città si amalgamano abilmente alle architetture fedelmente riproposte. Una storia avvincente racchiusa in una serie di tavole, in cui si respirano atmosfere “dickensiane”, dal taglio registico accurato che permette di apprezzare un lavoro di spessore e di alta qualità non un semplice fumetto, quindi. L’autore, originario di Rozzano in provincia di Milano oltre a disegnare le avventure di Timoty Austen scrive dei pezzi musicali che compongono idealmente la colonna sonora della serie.
La storia è ambientata a Londra, in piena epoca vittoriana e nel primo volume vengono narrate le vicende del dodicenne protagonista, un orfanello con l’ambizione di diventare un eccellente pianista. A palazzo reale viene bandito un concorso per celebrare il 50° anniversario di regno della regina Vittoria e il premio che vede molti aspiranti contenderselo sarà la pubblicazione su disco della sinfonia vincitrice. Thim si ritrova a gareggiare con vari sfidanti tra i quali il reverendo Becket, monsignore di York e suo agguerrito antagonista. Thim svelerà la vera natura di Becket, non prima di aver liberato il figlio del suo maestro di musica tenuto prigioniero da molto tempo. Ad aiutare il giovane protagonista c’è la coetanea Elody.
La bottega del sig. Sullivan è il luogo all’interno del quale si svolgono la maggior parte delle storie del piccolo Timoty Austen, tanto che Mangiafico ne ha addirittura ricreato un vero e proprio plastico che gli permette di riportare su carta inquadrature ed effetti scenici con maggior precisione.

Da quanto tempo disegni?

Disegno da quando andavo all’asilo… un giorno giocando a calcio con i compagni di classe ruppi involontariamente il braccio ad un mio amico (scusa ancora Fra), non lo feci volontariamente, ma a causa di quel gesto fui un po emarginato dai compagni di classe.
Da allora iniziai a isolarmi e disegnai qualsiasi soggetto.
Ricordo che inizialmente copiavo i personaggi delle figurine panini, in particolar modo i cartoni animati.
La passione per il fumetto mi porto’ a frequentare il Liceo Artistico, l’Accademia delle Belle Arti di Brera e infine il corso serale di fumetto presso la Scuola d’Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano.

Quando e come nasce Timoty Austen?

Il progetto è nato 8 anni fa, all’epoca frequentavo il corso di fumetto presso la Scuola d’arte applicata del castello sforzesco di Milano. Avevo come compito quello di progettare una storia. In una sala di aspetto di un ospedale, mentre ero in attesa avevo con me un blocknotes e iniziai, come mi fu richiesto a lezione, a progettare un personaggio. Nacque cosi Thim… quando disegnai la prima bozza del bambino mi si aprì un mondo.. iniziai a pensare a Londra e a Oliver Twist.. Il soggetto che avevo creato diventò per me un ossessione tale da portarmi a visitare Londra due volte per documentarmi.

Come sono nate le musiche di questo fumetto?

Suono le tastiere e canto da diversi anni.
Ho deciso di abbinare le due passioni in un unico lavoro.
Il concept album e’ nato inizialmente con una band dove suonavo e cantavo; a seguito dello scioglimento l’ho continuato e ultimato da solo. Ho comprato una scheda audio e un software e ho registrato da solo basso, tastiere, piano e batterie. Poi successivamente le voci in studio. Per la chitarra invece le traccie sono state suonate da Dario Panzone.Timoty

Cosa ha influenzato questo tuo lavoro?

Non saprei dire cosa o chi abbia influenzato il mio lavoro. Si è creata la giusta alchimia in cui le mie passioni si sono ricollegate tra loro.
Le letture che prediligo sono i fumetti.
Nel tempo libero disegno, canto o suono la tastiera… se riesco a leggere, mi dedico ai fumetti autoconclusivi o graphic novel ma non lunghe serie a fumetti… anche se in passato ho collezionato svariati numeri di Dylan Dog.
Uno dei miei autori preferiti è Cyril Pedrosa, penso che quello che è riuscito a fare con “Tre Ombre” sia un qualcosa di magico.
Anche se apprezzo anche i racconti brevi Horror di Thomas Ott, la tensione e l’espressività dei personaggi ed il nero sono elementi fortissimi.
Per questo fumetto mi sono documentato guardando diversi film come Oliver Twist di Roman Polanski, e senz’altro i film di Tim Burton ambientati a londra in epoca vittoriana… Sweeny Tood, Il mistero di Sleepy Hollow… oppure ancora Jack lo squartatore o The Illusionist… insomma mi sono documentato guardando film con carrozze e cavalli e cappelli a cilindro.

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Come definiresti il tuo stile?

Diciamo che non ho uno stile conforme a quello che richiede il mercato.
Non mi identifico nè con il realistico, nè con l’umoristico… i miei personaggi sono molto caricaturali e un po’ grotteschi.
Anche se c’è da dire che il mondo Disney probabilmente mi ha influenzato.

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E’ facile farsi conoscere in un mercato tanto vasto?

Assolutamente no! Non è facile farsi strada da soli. Anche sui social o canali nonostante il prodotto sia vendibile ed azzeccato, non sempre si viene presi in considerazione.
L’arte poi è sempre minimizzata.

Progetti futuri?

Ho lavorato con un mio amico sceneggiatore a un progetto inerente un fumetto horror-western
http://www.thebloodybullets.com che per ora è fermo.
Adesso sto lavorando a un nuovo seggetto che voglio presentare alle case editrici.

 

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Sogni nel cassetto?

Ho realizzato, parallelamente al fumetto un concept album ad esso dedicato, mi piacerebbe portare l’intera opera rock dal vivo, proiettando le immagini del fumetto mentre suono.
Questo sarebbe il mio sogno.

Per scoprire il mondo di Claudio Mangiafico e del suo Timoty Austen collegarsi ai seguenti link:

http://www.thimotyausten.it

https://www.facebook.com/ilpianistainglese/

https://www.facebook.com/claudio.mangiafico.56

http://thebloodybullets.com

Il respiro della natura nelle illustrazioni di Serena Leone

Leone

Il respiro della natura nelle illustrazioni di Serena Leone

di MARCO ADDATI

L’ispirazione è ovunque per Serena Leone ed è fondamentale per la sua forza creatrice ritrovandola in ogni immagine ma anche nelle azioni che giornalmente compie come una passeggiata, ascoltare musica oppure osservare la natura che la circonda. “A volte l’ispirazione o l’idea arriva da sola, inaspettata, mentre altre volte non c’è e in questi casi la cosa migliore è distrarsi e fare qualcosa di diverso”.
Classe 1990 vive a Manduria provincia di Taranto nella zona conosciuta come Salento, un posto bellissimo, e come lei stessa ci confida, molto legato alla natura, alle tradizioni, alla vita tranquilla e genuina. “Il mare è il nostro Paradiso e anche la terra è ricca di vita, il Sole splende sempre; bisognerebbe però valorizzare di più quello che abbiamo e aprire la mente ai nuovi linguaggi e alle nuove possibilità che oggi ci sono, per unire la tradizione all’innovazione e dare nuova linfa e occasioni di sviluppo, quello sano”.
In quest’ambiente nasce e matura la sua passione per l’arte sviluppando uno stile “poliedrico” che le permette di spaziare da disegni in bianco e nero in cui prevale il segno della penna sul foglio bianco, fino a creare delle texture o delle linee sinuose, a illustrazioni vivaci e colorate con acquerelli, pastelli, tempere e altri materiali e tecniche.
Frequenta il Liceo Artistico di Manduria con indirizzo “Scultura e discipline plastiche”, del corso Michelangelo. Successivamente, l’Accademia delle Belle Arti di Lecce, seguendo il corso di Editoria d’Arte (Grafica) e conseguendo il Diploma Accademico di 1° livello.
Oltre al disegno scrive poesie. Attualmente è in corso una collaborazione con la casa editrice “Nuvole di Ardesia”(NdA) per una pubblicazione (che sarà disponibile dapprima in una versione digitale) all’interno del progetto editoriale “Comic South” ossia una collana dedicata al Sud, ai giovani talenti e alle nostre radici. Il compito di Serena è stato quello di realizzare le illustrazioni per un racconto che riguarda storie e leggende della cultura napoletana e che presto sarà disponibile sul web.

Da quanto tempo disegni?

Praticamente da sempre. Sin da piccola mi piaceva disegnare, colorare, inventare qualcosa, creare fumetti e lavoretti vari. Ho sempre portato avanti questa passione, integrandola poi anche con gli studi.

Come descriveresti le tue illustrazioni?

Credo di avere uno “stile” poliedrico, e per ciascun lavoro, in base al risultato che si vuole ottenere, si sceglie la tecnica più adatta e che maggiormente può valorizzare quell’idea e quei contenuti. Non mi “fossilizzo” su uno stile compositivo, ma preferisco sperimentarne sempre di nuovi, imparando qualcosa in più o perfezionando di volta in volta quello che è già appreso. La manualità, il segno sinuoso o tratteggiato è probabilmente il mio punto di forza, ma c’è ancora tantissimo da imparare e da scoprire. Anche nel caso del digitale, che offre un’ampia gamma di tecniche e soluzioni diverse, bisogna sempre confrontarsi con se stessi e con le proprie capacità, mettersi ogni volta in gioco.
Il disegno a corredo di quest’articolo, ad esempio, è tratto da una serie tematica dal titolo “Natura e Tecnologia”, questo lavoro è realizzato su cartoncino bianco, con penne nere di diversi spessori. L’idea è di rappresentare diverse tavole per questa tematica attuale e questi due aspetti che a volte si scontrano e altre si incontrano. Riflettere su come la tecnologia sta modificando giorno per giorno le nostre vite e l’ecosistema, e sui danni causati alla natura dall’inquinamento, dalla cementificazione, dallo sfruttamento estremo del territorio e delle risorse (ecc). È un tema che offre diversi spunti di riflessione sia dal punto di vista sociale, che da quello della composizione grafica dei panorami quasi apocalittici e surreali e la ricchezza di elementi e dettagli. Rigorosamente in bianco e nero, si accostano zone di luce a zone di ombra e mezzi toni, creando un particolare effetto grafico che sottolinea appunto la dicotomia che dà il titolo a questo progetto.

Ti ispiri a qualche artista?

Al momento non mi ispiro in particolare ad un artista o corrente artistica, posso dire però che il grande (e compianto) illustratore italiano Sergio Toppi è un punto di riferimento da cui imparare molto, ma certo non l’unico.
Artisti e creativi da ammirare ce ne sono tantissimi e da ciascuno si può imparare qualcosa, basta saper osservare e poi sperimentare tanto, senza paura di sbagliare, perché anche gli errori fanno parte del percorso di crescita e sono importanti. Inoltre, guardarsi intorno è sempre utile ma prima di tutto bisogna guardare a fondo dentro se stessi, perché tutto parte da lì.

E’ facile, con i nuovi mezzi di comunicazione farsi conoscere?Leone2

Nulla è facile e nulla è scontato, ma se si vuole qualcosa e ci si impegna, si possono ottenere buoni risultati, in tutto. La visibilità è solo un punto di partenza, e non di arrivo; certo è importante farsi conoscere e oggi ci sono diverse occasioni per poterlo fare, ma per gli artisti quello che più conta è la propria crescita interiore, che non sempre procede di pari passo con la visibilità.

Il tuo sogno nel cassetto?

Beh, i sogni sono il mio pane quotidiano, ma un “sogno nel cassetto” sarebbe quello di poter lavorare nel settore dell’illustrazione (magari rivolta all’infanzia) o comunque trovare un lavoro che dia spazio alla mia creatività, che è forse la cosa che mi riesce meglio e che più mi appartiene.
Troverete altri lavori e potrete restare aggiornati sul percorso di Serena Leone, seguendo le seguenti pagine web:

https://www.facebook.com/serenaleoneartpage
https://www.facebook.com/serena.leone.359
https://www.flickr.com/photos/115672265@N04/
https://www.behance.net/SerenaLeone90
https://twitter.com/serenaleone90
http://serenaleone90.blogspot.it/
https://www.flickr.com/groups/2539150@N20/