Archivi categoria: Interviste

L’allegro mondo di Carmela Vegliante autrice di “Dentiere divertenti… o quasi!”

Dentiere

 

DI FRANCESCO SORGE

L’allegro mondo di Carmela Vegliante autrice di “Dentiere divertenti… o quasi!”

Carmela Vegliante con il suo ultimo libro “Dentiere divertenti ….o quasi!” ci svela il mondo della terza età facendocelo apparire non triste e austero ma ancora ricco di opportunità esistenziali. Le protagoniste sono un gruppo di amiche che convivono tutte in un ospizio condividendo e raccontandosi del loro passato, dei loro amori e dei loro acciacchi. Il linguaggio è sobrio, diretto e divertente e si viene subito catturati dalle atmosfere che Carmela magicamente riesce a creare. Il lettore viene condotto con mano in situazioni esilaranti ma dal retrogusto un po’ acido e sarcastico, lasciandolo stordito per il comportamento spiazzante delle protagoniste tutte un pò avanti negli anni. Il racconto della Vegliante si classifica nel 2005 al 3° posto al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Bitetto” ed ora è pubblicato da Cavinato Editore İnternational in formato ebook e distribuito in vari store sparsi nella rete. Il libro si avvale, per la parte grafica, della valida collaborazione di Veve Dada alias Veronica Addati le cui belle illustrazioni ad acquerello e pastello forniscono ulteriori elementi per la definizione dei caratteri dei personaggi. Un altro valore aggiunto lo si può evincere dalla magnifica presentazione fatta da Dalila Bellacicco redattrice di “Gioianet” e “La voce del Paese” testate giornalistiche di Gioia del Colle.

Come è nata la passione per la scrittura?

E’ nata con me, ricordo che alle scuole elementari io e mia sorella gemella ci inventavamo tante storie, la nostra immaginazione era fervida, con lei ho condiviso questa mia innata capacità di mettere per iscritto tutto ciò che i miei pensieri mi suggerivano.

Perché scrivere un racconto sulla terza età?

Come lavoro assisto gli anziani per cui questo è un po’ il mio mondo , dove il più delle volte si creano situazioni molto tristi, ed è qui che io mi inserisco scrivendo e creando avvenimenti non proprio consoni all’ età delle mie protagoniste ma veicolando un messaggio ottimistico sulla terza età in cui lo spirito deve essere sempre giovane e accettare questo nuovo periodo della propria vita come condizione esistenziale da cui non ci si può sottrarre e viverlo bene.

Dentiere divertenti.jpg

Cosa vuol raccontare Carmela di sé agli altri?

Voglio raccontare cose allegre e spensierate, chi legge deve avere una boccata di allegria, di relax, tutti abbiamo delle ferite e delle sofferenze dentro di noi ed una lettura leggera ci aiuta a passare dei momenti di svago.

Progetti futuri in campo letterario?

Ne ho un paio, uno è quasi terminato, è un racconto scritto non proprio nel mio stile e non sono sicura se lo porterò a termine perché è un po’ troppo intimista e dovrò mettere a nudo me stessa. E’ ricco di fantasia, è molto romanzato ma, pensando ad una rilettura a distanza di tempo ci sarebbero troppe cose tristi da ricordare. Altro libro nel cassetto “Il Paese di LO”, non dico altro.

Sogni nel cassetto artistici e non?

Il sogno più grande che ho è quello di scrivere una sceneggiatura teatrale o cinematografica con situazioni di vita quotidiana, di una mamma, di una figlia, di persone che ci vivono accanto con tutte le problematiche esistenziali, soffermandomi molto sui valori importanti della vita quali l’amore, il rispetto reciproco, valori religiosi, la famiglia, i figli, e soprattutto solidarietà. Il sogno invece che non riguarda la sfera ludico artistica è quello di vedere i miei figli sereni e felici, ma questo è il sogno di tutte le mamme.

dentiere divertenti2

Da cosa trai ispirazione per scrivere?

Mi hanno sempre affascinato le espressioni, le movenze e il modo di gesticolare della gente, da qui prendo spunto per inoltrarmi nel cuore dei personaggi che sono sempre persone che io conosco, amici, parenti, vicini di casa o concittadini della mia città Gioia del Colle, a cui do quasi sempre un soprannome. A volte l’ispirazione mi viene guardando l’angolo di una casa o dal profumo di cibo che proviene da una cucina insomma la realtà che mi circonda è la mia Musa eccelsa.

Vuoi ringraziare qualcuno in particolare?

Voglio ringraziare prima di tutto il mio editore, Cristian Cavinato, persona educatissima e rispettosa, che mi ha dato questa grande opportunità, pubblicare il mio racconto in formato ebook e farmi conoscere il mondo virtuale.
Un altro ringraziamento va a Veronica Addati per le bellissime illustrazioni create con amore impegno e bravura.
Un grazie particolare a Dalila Bellacicco, mamma e donna stupenda che mi ha fatto dono della recensione al mio libro, ho l’onore di esserle amica.
Un grazie ancora a Marco Addati per l’aiuto ed il continuo incoraggiamento ad andare avanti in questa meravigliosa avventura editoriale.
Un grazie a Michele Lucatuorto presidente del Concorso Internazionale Poesia e Narrativa “Città di Bitetto”, persona gentile che nel 2005 mi ha gratificata assegnandomi il premio.
Dedico infine questo libro a mia sorella Anna con la convinzione che se fosse stata ancora in vita avremmo scritto questo racconto a quattro mani.
Sono una persona che nonostante un passato di sofferenza trova sempre la forza di proseguire, avvalendomi di quella capacità innata di farmi coraggio da sola. Il carburante lo trovo dentro di me ed è l’allegria, ereditate dalle mie origini partenopee e salentine, che attraverso un libro voglio anche infondere negli altri.

Per poter leggere una breve anteprima dell’ebook basta cliccare sui seguenti link: https://books.google.it/books?id=G7UlCwAAQBAJ&pg=PP1&lpg=PP1&dq=carmela+vegliante+dentiere&source=bl&ots=V25gVtHPsj&sig=-Dgp-af_PsFV6-h_QECQs6lLK-4&hl=it&sa=X&sqi=2&ved=0ahUKEwi6we2bvNjJAhUG1xoKHeAlCfgQ6AEILDAC#v=onepage&q=carmela%20vegliante%20dentiere&f=false

Mariano Ciarletta per ITALY IN THE WORLD, poeta e scrittore dall’animo sensibile

Mariano Ciarletta

Intervista a cura di Giuseppe Cossentino

Per Italy in the World intervistiamo,  Mariano Ciarletta, scrittore campano che approda nel mondo della scrittura con il suo romanzo Rami nel Buio, l’esorcismo di Amanzio Evenshire,seguito dalla sua prima raccolta di poesie, La foresta delle rose Scarlatte. La poesia per l’autore è un modo attraverso cui dar vita al suo mondo, la sua passione per i classici, l’angiologia e una personale interpretazione della natura spesso vista come succube dell’ uomo, predatore insaziabile. Diversi testi proposti nella raccolta sono esplicitamente personali, scelti dal giovane scrittore proprio per esternare ricordi ancestrali e sofferenze che lo hanno temprato negli anni. Lo intervistiamo curiosi soprattutto  per il suo ultimo libro ” FRAMMENTI DELL’ANIMA” .

 Mariano cosa pensi della cultura italiana?

Buongiorno Giuseppe, grazie per avermi invitato sul tuo meraviglioso magazine per quest’ intervista. Cosa penso della cultura  italiana? La cultura italiana è in una fase molto critica a mio parere. Le persone leggono poco e, quasi sempre, si focalizzano su un solo genere quando si dovrebbe leggere di tutto. Mi spiego meglio: è fondamentale per ognuno di noi acquisire delle nozioni sui diversi generi letterari e questo lo si può fare solo leggendo ma avendo soprattutto la consapevolezza di quello che si legge. E’ importante, infatti, comprendere lo stile di un saggio storico, di una poesia, di un romanzo, di un’ analisi testuale e saperne discernere le differenze ma, questo, è possibile solo con una lettura analitica e molto variegata. Oggi, purtroppo sul mercato ci vengono propinate sempre le solite cose: romanzi erotici e rosa per lo più che, con tutto rispetto, offrono una visione limitata al loro campo. Dunque, secondo il mio modesto parere per avere una “cultura” gli Italiani dovrebbero leggere non di più ma in modo più variegato variando magari dal saggio, alla poesia, al romanzo.

  E’ difficile il mestiere dello scrittore in Italia?

Sai, ancora oggi mi riesce difficile definirmi uno scrittore. Ho coronato questo mio sogno così velocemente che faccio ancora fatica ad abituarmici. Ma sono molto felice e posso dirti che il pubblico Italiano è molto ma molto caloroso. Parlo soprattutto delle persone che mi seguono. Ogni giorno mi fanno sentire il loro supporto e quindi anche se è sicuramente  è difficile emergere in un ambiente dove si bada più alla rockstar o all’ attore, perché sono filoni che tirano maggiormente il pubblico dalla loro parte, sono comunque molto soddisfatto. Dunque, il mestiere dello scrittore in Italia non è poi così difficile basta provarci e non smettere mai di credere nei propri sogni.

 Ci parli del tuo libro I FRAMMENTI DELL’ANIMA?Mariano Ciarletta2

Frammenti dell’ anima è nato per un’ esigenza molto concreta. Volevo che il pubblico che mi segue, soprattutto sui social Network, avesse la possibilità di comprendere il mio mondo più facilmente. Volevo donarmi e far capire le mie fragilità, le mia paure ma anche le mie gioie. Per questo ho scelto di scrivere questa raccolta di cinquanta aforismi e, visto che gli aforismi sono anche molto seguiti, sia dal genere femminile che maschile, ho detto “ perché no, proviamo!”. Il risultato è stato che per ogni mio aforisma contavo più di duecento mi piace al giorno e ho capito che alle persone piaceva molto parlare, ritrovarsi in quei frammenti, condividerli e farli propri e, ancora oggi, mi regalano tanta gioia quando mi lasciano un loro parere o una loro riflessione che può essere in assonanza o in dissonanza con la mia. Dunque, frammenti dell’ anima è una raccolta di pensieri personali e non che offre spunti di riflessione e poi, cosa ancora più grande, ho ricevuto come regalo a questo lavoro  la bellissima prefazione della professoressa Maria Senatore, docente alla facoltà di beni culturali dell’ università degli studi di Salerno che ringrazio di vero cuore.

Un tuo scrittore preferito al quale ti ispiri?

Adoro moltissimo sia King che la Christie. Mentre per i classici preferisco Metastasio, Pascoli, Montale e Leopardi. Come poeti contemporanei rimango incantato da Alda Merini.

Ti piace scrivere a penna o pc?

sia penna che pc. Dipende. La penna la uso quando sono nervoso e mi aspetto già che la mia opera dovrà subire numerose correzioni. Il pc, invece, quando sono più tranquillo e devo scrivere un semplice pensiero.

Cosa deve avere un buon libro per attirare l’attenzione di un vasto pubblico?

Questa è una bella domanda. Dunque, un buon libro non si distingue dal tema. Spesso molti libri vendono tanto perché un determinato tema è molto richiesto in un periodo specifico del mercato dal pubblico. Ricordiamoci che l’ editoria è sempre stata, fin dall’ epoca di Guttemberg un meccanismo prettamente commerciale. Io stesso ho sfruttato questo fattore con il primo romanzo “Rami nel buio, l’ esorcismo di Amanzio Evenshire” di genere horror e sapevo che nel periodo in cui l’ avrei pubblicato sarebbe andato bene perché era proprio l’ anno in cui al cinema uscirono numerose pellicole sui film riguardanti le possessioni demoniache. Ci sono però tanti libri validi, soprattutto di poesia, il cui genere, purtroppo, non è commerciale e, di conseguenza, non vengono venduti. Un buon libro, dunque, si distingue dal contenuto e dalla forma ma sicuramente non dal tema e dalle  “etichette” – <<ci capiamo, no?>>. Le scelte del pubblico dunque sono molto varie e oggi, con sincerità, non saprei dirti con sicurezza se il pubblico sceglie un libro per la trama o per il tema a prescindere. Mi capita di vedere in libreria persone che leggono appena il titolo e comprano un libro, senza nemmeno leggere la trama o sfogliare le prime pagine.

Un tuo genere di romanzo che preferisci?

Sono nato con i miei due romanzi horror. Quindi direi HORROR

 Come ti vedi proiettato in prossimo futuro?

Spero felice, positivo, realizzato ma con i piedi ben piantati a terra e con l’ umiltà che ha sempre contraddistinto il mio lavoro.

Mariano Ciarletta3Un tuo nuovo progetto imminente?

E’ appena uscita la mia raccolta di aforismi e ci sono futuri premi letterari in cantiere. Proprio ora sto partecipando al premio letterario Parnaso e colgo l’ occasione per ringraziare tutti coloro che mi stanno votando a questa competizione. Ogni voto che arriva è per me motivo di grande soddisfazione

. Tre aggettivi per definire l’Italia?

Pittoresca, calorosa, bella.

Ti senti più poeta o scrittore?

Facciamo cinquanta  e cinquanta? Diciamo un po’ più scrittore.

Un sogno nel cassetto?

Sì, mangiare senza ingrassare. Sarebbe meraviglioso, non trovi?

Un saluto ai nostri lettori

Un abbraccio a tutti! E grazie a Italy in the world per la bellissima intervista!!!

Maximilian Nisi, per Italy in the World, attore italiano di grande spessore

Maximilian Nisi

Intervista a cura di Giuseppe Cossentino

Italy in the World ha avuto il piacere di incontrare Maximilian Nisi,  un grandissimo attore italiano che si è confrontato con i più grandi attori e registi italiani e il suo curriculum è davvero vasto. In tv è ricordato soprattutto per i suoi ruoli in tv in fiction celeberrime come “Incantesimo” e il “Bello delle Donne”. Chi è Maximilian Nisi?

Maximilian Nisi si diploma nel 1993 alla Scuola del Teatro d’Europa diretta da Giorgio Strehler.

Nel 1995 segue il Corso di Perfezionamento per Attori, presso il Teatro di Roma, diretto da Luca Ronconi in collaborazione con Peter Stein, Franco Quadri e Federico Tiezzi.

Studia inoltre con Marcel Marceau, Carolyn Carlson e Micha Van Hoecke.

In campo teatrale è diretto, tra gli altri, da Strehler, Ronconi, Savary, Sequi, Scaparro, Terzopoulos, Calenda, Zanussi, Bernardi, Mauri, Lavia, Menegatti, Tchkeidze, Marini, Pagliaro, Lamanna, Znaniecki, Marinuzzi, Ricordi, Sepe.

Nel giugno 1995 gli viene assegnato il “Lauro Olimpico” dall’Accademia Olimpica di Vicenza e nel novembre 1999 il premio “Lorenzo il Magnifico” dall’Accademia Internazionale Medicea di Firenze.

In campo cine-televisivo è stato diretto, tra gli altri, da Magni, Negrin, Brandauer, Bibliowicz, Maselli, Spano, De Sisti, Argento, Greco, De Luigi, Zaccaro, Chiesa, Ponzi, Molteni, Migliardi, Sciacca, Riva, Pingitore.

Ora è impegnato nel portare in scena la grande commedia Mr. Green di cui ci parla nell’intervista.

1. Maximilian quanto è importante per te la cultura italiana?

È molto importante. La cultura è vita. La cultura è la storia che le cose portano con sé. Fare cultura è cercare di comprendere il significato di tutto, il punto di partenza e il senso ultimo, il nesso che lega una cosa all’altra e tutte le cose tra loro. Sono sempre stato molto curioso, incline all’ arte, alla musica, alla letteratura, alla poesia e ringrazio la mia famiglia per avermi avvicinato a tutto questo. Un altro ringraziamento chiaramente non può che andare anche al paese dove sono nato, l’ Italia, che penso abbia il primato mondiale della cultura nel mondo.

2. Credi nell’esportazione del made in italy nel mondo?

Sì, ci credo. I prodotti italiani sono, a parer mio e non solo, i migliori nel mondo. Per questo esportiamo moltissimo e spesso veniamo plagiati o addirittura copiati. L’Italia oltre ad essere cultura è estetica ed emozioni. I nostri prodotti tramandano la storia millenaria del nostro paese, le sue tradizioni, la bellezza e il fascino delle sue opere d’arte. Raccontano le suggestioni delle sue città antiche e dei suoi monumenti. Ricordano Raffaello, Leonardo, Michelangelo. Rievocano il bel canto, le liriche, i paesaggi toscani, quelli umbri e quelli della costiera amalfitana.
Io adoro l’ Italia. È preziosa. È unica. L’ italianità regge il mercato anche in condizioni economiche internazionali non sempre favorevoli.
Chi ci governa non dovrebbe dimenticare tutto questo. Abbiamo tesori inestimabili che andrebbero celebrati, esaltati, isole caraibiche, eccellenze gastronomiche. Siamo i primi in assoluto nella moda e nel turismo. La ricchezza del nostro paese è immensa.

3. Sappiamo che sei impegnato come attore in un’importante spettacolo teatrale. Un vero fenomeno letterario che ha avuto riconoscimenti in tutto il mondo “ Mister Green” ce ne vuoi parlare? Che ruolo hai?  Chi è il regista?

“Mr. Green” è una pièce teatrale scritta dall’americano Jeff Baron. È una commedia bellissima, un vero e proprio caso letterario in tutto il mondo. Più di 500 produzioni se ne sono occupati. Tradotta il 26 lingue è stata rappresentata negli ultimi vent’anni in 65 paesi del mondo. Credo che il merito più grande di “Mr. Green” sia la difficile-semplicità con cui l’autore ha saputo affrontare temi importanti ed attuali come quelli della diversità, della tolleranza, dell’ebraismo, dell’omosessualità. Scritto con ritmo cinematografico è un testo affascinante ed avvincente, profondo, ironico, intenso ed estremamente concreto. La versione italiana è stata curata da Michela Zaccaria che ha saputo restituire con un’ efficacissima traduzione i ritmi nervosi e moderni previsti dall’originale americano ed ha rievocato atmosfere salvaguardando importanti giochi di parole.
Io interpreto la parte di Ross Gardiner, un impiegato dell’ American Express ancora alla ricerca di se stesso e del senso delle cose. Venite a vedere lo spettacolo e scoprirete altre cose interessanti sul suo conto.
La regia è stata curata da Piergiorgio Piccoli, un uomo di cultura a tutto tondo che da sempre fa scelte ponderate, non casuali, mirate a far sì che il teatro da lui proposto per la sua Compagnia, Theama teatro di Vicenza, abbia innanzitutto una funzione sociale. Le scenografie saranno ideate da Anna Zago e le suggestioni musicali dal maestro Stefano De Meo. Theama teatro lavora molto con i giovani e per i giovani. Questo mi piace e da’ a questo nostro nuovo lavoro un senso di necessità che a volte, ahimè, si va perdendo.

4. Le tue emozioni, sensazioni nel condividere il palco Massimo De Francovich, un pilastro del teatro italiano.

Artisticamente sono cresciuto vedendo recitare Massimo. La mia passione per il Teatro è nata alla fine degli anni ’80 a Torino anche grazie a lui. Al Teatro Stabile, quasi sempre diretto da Ronconi, gli ho visto interpretare personaggi bellissimi ed ho sempre amato la sua lucida ironia. Siamo già stati compagni di scena nel 1995 al Teatro di Roma nel “Peer Gynt” di Ibsen diretto sempre da Ronconi. Io ero un giovanissimo neo diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano in cerca di una mediazione tra il teatro strehleriano e quello ronconiano. Mi ricordo che lui con me fu deliziosamente paterno.
Mi sono sempre augurato di ritrovarlo, un giorno, come compagno di avventura e quel giorno è arrivato. Massimo è un libro prezioso con moltissime pagine a me sconosciute che ancora ignoro ma che desidero sfogliare per analizzarle a fondo.

5. Secondo te con la crisi economica che ha colpito anche il settore cultura e spettacolo. Il teatro fatto bene e con professionalità può salvare quest’arte?

Certo. Il teatro se fatto bene può giovare alla sua sopravvivenza. Importante è non abbassare mai la guardia. Mi spiego. Da un po’ di tempo sta accadendo una cosa preoccupante. Il Teatro si sta piegando sempre più al gusto di un pubblico più televisivo che teatrale. Molti produttori o registi, o presunti tali, strizzano l’occhio alla televisione per intenderci e lo fanno per commercializzare maggiormente i loro prodotti. Credono di agevolare chi usufruisce del mezzo teatrale e si garantiscono una maggiore commerciabilità intraprendendo avventure che hanno discutibili scopi artistici, nessun valore sociale e sono privi di una reale necessità. Insomma stanno facendo un gran danno al teatro. Io ho sempre creduto che il pubblico vada educato e che si rechi a teatro per conoscere, per capire e in modo catartico per ritrovarsi. Lo scopo dell’arte è quello di elevare il pubblico, non quello di abbassarsi al suo livello. Che senso ha proporre in teatro dinamiche televisive?  Chi va a teatro dovrebbe cercare il teatro, chi diversamente desidera guardare un programma televisivo resti comodamente a casa e se lo guardi.

6. Maximilian, una domanda doverosa e da affezionato che ricordi hai della fiction “ INCANTESIMO”, oggi ti Maximilian Nisi 2manca?  Se in un futuro dovesse riprendere riprenderesti il ruolo di Luigi De Paoli.

Ho dedicato ad Incantesimo due anni pieni. È stata una parentesi nel mio lavoro teatrale. Un’esperienza di set impegnativa dati i ritmi molto serrati di ripresa. Una full immersion non da poco. In quel contesto ho incontrato nuovi amici e colleghi che ancora oggi ho il piacere di sentire e frequentare.
Era televisione ma il mio approccio al lavoro è stato il medesimo che in teatro. Ho cercato di non tradire la mia formazione, anzi l’ho messa a servizio di un prodotto popolare sì ma rivolto ad un pubblico assai variegato al quale venivano proposti temi spesso troppo importanti da prendere alla leggera. Erano temi che meritavano grande attenzione e particolare cura da parte della scrittura, della regia e di noi interpreti.
Sinceramente non credo che ci sarà una nuova vita per Incantesimo. Malgrado sia stato uno dei prodotti Rai di maggior successo e tra i più venduti nel mondo, penso che sia un capitolo ormai chiuso. Nel caso così non fosse e mi proponessero di far parte di una nuova serie ed i miei impegni teatrali me lo permettessero, perché no? Mi sono molto divertito inoltre Luigi De Paoli era un soggetto con cui convivere era assai piacevole.

7. Tu hai preso  parte anche alla prima serie de “ IL BELLO DELLE DONNE” come vedi dopo 10 anni il ritorno in tv di questa serie tanto amata ed attesa?

Non saprei. Può essere un ritorno intrigante oppure no. Purtroppo non sarà la stessa cosa: ci sono state delle defezioni e il cast non sarà quello storico. Staremo a vedere. È stato un progetto importante, grandioso, certamente il primo nel suo genere per come venne concepito, scritto e realizzato. Bello sarebbe se questa nuova serie ripartisse dal punto lasciato, se si ritrovassero tutti i personaggi storici e se si raccontasse al pubblico quello che è accaduto loro in questi 10 anni. Se si riaprissero antiche vicende, come accade nella vita ogni volta che ci sono dei ritorni. La magia o la pena delle cose che credevamo perdute ritrovate.

8. Tre aggettivi per definire l’Italia?
Potente. Disarmante. Vulnerabile

9. Se dovessi fare un viaggio quale città italiana sceglieresti  per una vacanza?

Difficile rispondere a questa domanda. Firenze, Siracusa, Ferrara, Mantova, Venezia o Palermo? Viaggio molto per lavoro, come potrai immaginare, e sono molto felice quando devo ritornare in una città in cui sono già stato. È come se mi fosse concessa una nuova possibilità di approfondire e di conoscere.
Sceglierei certamente una città in cui sono stato felice. Sceglierei una città nella quale non torno da anni, Bolzano e mi recherei in un luogo poco distante, il lago di Braies. È un angolo paradisiaco, poco conosciuto. Un piccolo lago alpino situato nella Val di Braies all’ interno del parco naturale di Fanes- Sennes. Le sue acque sono di un blu intenso e le Dolomiti con le loro splendide cime ci si specchiano dentro. Sì, andrei lì.

10. Un tuo sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe realizzare un film. Ho già scritto il soggetto. So che un giorno aprirò quel cassetto e il mio sogno prenderà finalmente forma. Sarà un’avventura! Non vedo l’ora.

11. Progetti futuri?

Un lavoro su “Cime tempestose” di Emily Bronte. Una storia di amore assoluto. Sarò Heathcliff , uno zingaro che per l’amore ossessivo per Catherine conosce la follia e aspetta la morte per potersi finalmente ricongiungere a lei.  Anni fa ne ricavarono un buon film interpretato da Lawrence Oliver, lo vidi e ne rimasi incantato. Oliver è un attore che ho sempre amato e che avrei tanto desiderato incontrare.
Poi dedicherò un mio tributo parole e musica a Ludwig Van Beethoven, una figura di grandissimo riferimento per me e infine una tragedia classica di cui non posso ancora dire nulla a parte che è veramente molto bella e troppo poco visitata.

12. Un saluto ai lettori di Italy in the World.
Ciao. È stato bello chiacchierare con voi. Vi aspetto a teatro!
“Mr. Green” di Jeff Baron. Teatro della Cometa a Roma dal 12 al 29 novembre p.v. poi in tournée in Italia.

“Il Teatro è la parabola del mondo” (Giorgio Strehler)

Antonio Ciccone per Italy in the World, attore e produttore sempre in pista

Antonio CicconeL’attore e Produttore Antonio Ciccone in collaborazione con Massmedia per Italy in the World ci racconta le sue esperienze  da uomo di spettacolo super impegnato!

Antonio Ciccone, attore e produttore. Qual è il segreto per riuscire a far coincidere tutti e tre i compiti?

Sicuramente non è facile far coincidere questi due ruoli, in quanto quando sono produttore sono responsabile di tutto ciò che accade attorno a me, e quindi prestare attenzione ad ogni cosa, mentre quando sono attore ho meno responsabilità e quindi un po’ più rilassato e concentrato sul mio ruolo e sul mio personaggio.

Dovessi scegliere tra uno di questi due lavori, quale sceglieresti?

Sono entrambi lavori che ti gratificano e danno una notevole soddisfazione personale, ma probabilmente sceglierei di fare solo l’attore.

C’è un emozione passata, in ambito lavorativo, alla quale sei particolarmente legato?

Sicuramente un ricordo importante l’ha lasciato l’interpretazione di “Enzo o’Schizz” in “Malanapoli la ventunesima stella”. Un ruolo nel quale mi sono dovuto calare con dedizione e particolare attenzione, e che alla fine mi è piaciuto davvero tanto.

Hai avuto la possibilità, nel corso di questi anni, di conoscere tanti colleghi e registi. C’è qualcuno a cui sei particolarmente legato?

Sono molto legato alla figura professionale di Stefano Sollima che ha brillantemente curato il mio personaggio che vedremo nella seconda serie di Gomorra. Altra persona e professionista che mi ha colpito è Ricky Tognazzi, con il quale ho avuto modo di lavorare nel “Caso Tortora”. Di entrambi ricorderò sempre l’umiltà, dote veramente rara da trovare.

Come è Antonio quando non è sul set?
Antonio è un padre di quattro figli, molto attento alle esigenze familiari, cercando di dare un occhio sempre al bilancio. Faccio il possibile per dargli buoni consigli visto che i primi sono in età adolescianzale. Il secondo figlio, poi, sta iniziando a seguire un po’ le orme del padre, partecipando ad alcuni film con piccoli ruoli.

Hai un’agente, molto particolare ed importante. Puoi parlarcene?

Si, assolutamente particolare e se mi permetti solo mio! Sto parlando della mia bellissima moglie che mi segue in tutto e per tutto, dalla produzione all’aspetto attoriale. Un vero angelo custode.

Insieme a tua moglie avete creato la VABESANUGA Cinema. Quali sono i vostri obiettivi?

La Vabesanuga Cinema è curata da mia moglie, ed insieme a lei abbiamo già fatto dei film ed alcuni cortometraggi. Attualmente siamo in stretto contatto con l’attore e scrittore Salvatore Striano, con il quale abbiamo in cantiere diversi progetti, teatrali e cinematografici. Siamo in fase di valutazione e di studio e sicuramente verrà fuori qualcosa di molto serio e professionale che ci darà grosse soddisfazioni.

C’è un ruolo che sogni di interpretare?

Magari si potesse, mi piacerebbe interpretare Gesù di Nazaret nella versione del grande regista Zeffirelli.

Dopo tanta “gavetta” l’occasione “Gomorra”. Puoi raccontarci il tuo provino?

Ho fatto il provino, come tanti altri. La produzione ha visto in me delle capacità ed ha scelto di darmi questo ruolo. Sono molto soddisfatto di ciò, e sono sicuro che è un ruolo che mi darà tante soddisfazioni.

Tre aggettivi per descriverti.

Umile, sincero e serio.

Cosa pensi dello stato attuale del cinema italiano?

Il cinema italiano è in crescita dopo un periodo di crisi. Certo, come in tutti gli ambienti ci sono persone negative che non fanno il bene del cinema. Il cinema è arte, amore ed è la capacità di riuscire a dare emozioni.

C’è un attore al quale ti ispiri?

Ho due punti di riferimento, due attori che per me sono veri e propri idoli: Kevin Kostner e Robert De Niro.

Un attore quando ha la possibilità di rivedersi in tv, spesso è il primo critico di se stesso. Come è Antonio in tal senso?

Sono molto autocritico. Guardo molto l’aspetto tecnico, mettendo anche in secondo piano i risultati che ottengo aldilà della bravura.

Puoi raccontarci il tuo primo ciak?

Ricordo ancora il rumore di quel “Ciak-azione”! Fu un emozione unica, era il 1996, ero sul set di “Un Posto al Sole”.

Che esperienza è stata la realizzazione del progetto “Malanapoli, la ventunesima stella”?

Un’esperienza a dir poco magnifica, molto stressante ma allo stesso intensa perché ero sul set con una duplice veste. Anche in questo caso l’apporto di mia moglie è stato fondamentale. Siamo usciti nelle sale a Dicembre 2013. Lì, si può dire, che si sono viste le mie capacità ed il fatto che Malanapoli sia stato venduto in altri paesi e che è ancora in programmazione in questi mi riempie d’orgoglio.

Luca Marano, un attore in ascesa con il radiodramma sul web” Assunta & Gennarino

                                                   Intervista a cura di Marco Addati

Luca Marano 2Lo sguardo da duro ed il temperamento da scugnizzo celano in realtà modi gentili, ed è con queste caratteristiche che Luca Marano, ( nella foto a sinistra) classe 1990,  presenta  il suo biglietto da visita di giovane attore in ascesa, nato ad Imperia ma cresciuto a Napoli nel quartiere San Giovanni a Teduccio.

Luca Marano è attualmente protagonista assieme a Maria Rosaria Virgili, con cui si è creata una  perfetta intesa e sintonia, della radiofiction ideata e diretta da Giuseppe Cossentino “Assunta e Gennarino”.

Inizia la sua preparazione artistica seguendo corsi di recitazione e dizione seguito da Lucia Stefanelli Cervelli  presso l’Accademia Internazionale D’Arte Drammatica “Vincenzo Bellini” di Napoli; cinema e televisione presso La Ribalta di Napoli; canto con il maestro A. Cavaliere e poi ancora tanti stage e laboratori per arricchire il suo percorso di studi.

Con la compagnia teatrale “Artisti si nasce”  è a teatro con le commedie dei più grandi maestri del Teatro napoletano mentre con la compagnia “Prove d’amore” e guidato dal regista Angelo Rojo Mirisciotti  ha fatto parte del cast di  “Sipario”, “Mariuole Mariuò”, “Commissariato Stella” e “Burca”.

Ha modo di approdare in tv in “Un posto al sole” e al cinema in “L’era legale” di E. Caria, “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti e nel cortometraggio “Il signor Buonuomo” di Stefano Miglio con piccoli ruoli ma sempre con  professionalità e competenza. Ha partecipato al video musicale del gruppo “Le Strisce” nel brano Comete con la regia  di Tiziano Russo.

Una serie di esperienze quindi che lo portano ad affermare che lo studio per qualsiasi attore e’ fondamentale, non basta un talento naturale, bisogna  timidamente osservare, scrutare ed assorbire per poi rielaborare secondo il proprio gusto personale.

Abbiamo chiesto a Luca di parlarci un po’ di se, dei suoi sogni, delle sue esperienze vissute sul set scoprendo in lui una persona semplice e determinata.

 

Com’è nato l’amore per la recitazione?

Tutto è iniziato per gioco, grazie alla scintilla scoccata  il giorno in cui, si presentò presso l’istituto alberghiero che frequentavo (eh si…ai tempi sognavo di diventare un grande chef come mio fratello) uno degli attori del cast del film “Il gladiatore” che raccontando aneddoti, croci e delizie del mondo del cinema  mi fece innamorare della “settima arte”.

Cosa ricordi del tuo debutto?

Risale al 2008 quando mi recai presso gli studi Mediaset dove sostenni il mio primo provino come modello per Sarabanda, in realtà fui scelto nel programma “Il colore dei soldi” sempre condotto da Enrico Papi su Italia 1. Ritrovarmi catapultato in un set era per me una grande soddisfazione.

Hai qualcuno a cui ti ispiri?

Non  ho una preferenza particolare. Preferisco osservare,vedere tanti film, e documentarmi su ciò che potrà aiutarmi ad arricchire il mio bagaglio artistico.

I tuoi studi professionali?

All’età di 17 anni, decisi di iscrivermi ad un istituto professionale di Moda per Acconciatori, lavorando per franchising importanti come Parrucchiere, ed alternando questo lavoro ad altri come Ragazzo Immagine e hair model, per mantenermi agli studi.

Decisi di abbandonare il mondo dell’hair stylist, ed intraprendere la carriera di attore, frequentando scuole, laboratori e stage  che mi avrebbero formato a livello attoriale

Tv, cinema, teatro e radio… quattro differenti mezzi espressivi. Quale di questi senti più vicino?

Il teatro è la base di tutto. Una vera palestra che ti forma sia a livello artistico che umano. E’ davvero un’ottima terapia contro la timidezza. Io ne sono un esempio. Quando frequentavo le elementari, durante le prove dei saggi didattici, mi vergognavo cosi tanto da non riuscire a concentrarmi e a volte non mi presentavo il giorno della rappresentazione. Cinema e Tv sono una grande vetrina. Quattro anni fa ebbi la fortuna di lavorare nella soap “Un posto al sole” nel ruolo di un cattivo per quattro puntate. Un esperienza indimenticabile. Molti sono partiti da lì.

La radio mi affascina. Riuscire ad emozionare il pubblico con la sola voce credo sia una grande prova attoriale. Ad oggi posso affermare  che il radiodramma mi soddisfa tantissimo.

Tra i tuoi progetti futuri?

Tantissimi. Ritornerò a fare teatro.  Prossimamente uscirà un film  in cui  ho un piccolo ruolo. Continuerò con “Assunta e Gennarino” ogni Martedi sul web, e a breve entrerò nel cast di “Passioni senza fine” sempre di Giuseppe Cossentino nel ruolo del perfido e misterioso Marco Beggi.

Assunta e Gennarino Locandina ufficialeSei in onda con “Assunta e Gennarino” puoi raccontarci qualcosa in merito a questa web radio?

Questa è una divertente sitcom ambientata a Napoli, che racconta le avventure di una madre, umile portinaia, e di suo figlio che sogna di diventare sceneggiatore di successo. La madre non approva le scelte del figlio sperando per lui un futuro ben diverso ed un lavoro sicuro. Assunta è un po’ come tutte le mamme, come la mia (ride ndr)

E’ un prodotto di qualità seguito da tantissimi ascoltatori. Siamo in concorso al Festival Internazional Web 2015.

Come hai conosciuto Giuseppe Cossentino?

Ho conosciuto Giuseppe Cossentino, autore e regista dalle mille idee durante le riprese di “Un posto al sole”, il quale era in cerca di nuove voci per il suo radiodramma “Passioni senza fine”. Dopo avermi notato e a seguito di un provino mi affidò il ruolo del perfido Marco Beggi che ascolteremo nella nuova stagione. Successivamente mi ha proposto il ruolo di co-protagonista in “Assunta e Gennarino” sitcom che gioca con la comicità e nonostante la mia poca propensione a ruoli di questo genere lui ha comunque puntato su di me. Posso affermare che questa esperienza mi sta gratificando. Ho trovato un  ottimo feeling sul set con Maria Rosaria Virgili, attrice brava e preparata, ed in più il riscontro del pubblico è positivo dato che il programma con le sue gag esilaranti sta ottenendo un buon successo

Quanto sono importanti le emozioni che provi sul set?

Credo che l’emozione sia l’ingrediente principale per chi fa questo mestiere. Ci si emoziona e nello stesso momento si emoziona il pubblico che percepisce tutto.

Luca MaranoCome vedi la figura dell’attore oggi in cui sono cambiati i mezzi di comunicazione, basti pensare a internet e i reality?

La cosa fondamentale è avere una ottima preparazione attoriale. Oggi siamo invasi dai reality, nulla in contrario, sono un ottimo trampolino di lancio ma non bastano per conquistare e fidelizzare il grande pubblico. Non credo siano il mezzo per poter esercitare questa professione. Lo studio viene prima di ogni cosa.

I sogni cosa sono per te?

Ciò che amo fare oggi è lavorare con umiltà,dignità e professionalità. Nonostante non fosse nei miei pensieri  lavorare come attore radiofonico posso ritenermi soddisfatto. Il mio sogno sta prendendo forma giorno dopo giorno.

Un ragazzo con le idee chiare e ce lo confermano le dichiarazioni rilasciate in questa intervista. Con l’augurio che questo sia solo l’inizio di una lunga e florida  carriera.