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Mariano Ciarletta per ITALY IN THE WORLD, poeta e scrittore dall’animo sensibile

Mariano Ciarletta

Intervista a cura di Giuseppe Cossentino

Per Italy in the World intervistiamo,  Mariano Ciarletta, scrittore campano che approda nel mondo della scrittura con il suo romanzo Rami nel Buio, l’esorcismo di Amanzio Evenshire,seguito dalla sua prima raccolta di poesie, La foresta delle rose Scarlatte. La poesia per l’autore è un modo attraverso cui dar vita al suo mondo, la sua passione per i classici, l’angiologia e una personale interpretazione della natura spesso vista come succube dell’ uomo, predatore insaziabile. Diversi testi proposti nella raccolta sono esplicitamente personali, scelti dal giovane scrittore proprio per esternare ricordi ancestrali e sofferenze che lo hanno temprato negli anni. Lo intervistiamo curiosi soprattutto  per il suo ultimo libro ” FRAMMENTI DELL’ANIMA” .

 Mariano cosa pensi della cultura italiana?

Buongiorno Giuseppe, grazie per avermi invitato sul tuo meraviglioso magazine per quest’ intervista. Cosa penso della cultura  italiana? La cultura italiana è in una fase molto critica a mio parere. Le persone leggono poco e, quasi sempre, si focalizzano su un solo genere quando si dovrebbe leggere di tutto. Mi spiego meglio: è fondamentale per ognuno di noi acquisire delle nozioni sui diversi generi letterari e questo lo si può fare solo leggendo ma avendo soprattutto la consapevolezza di quello che si legge. E’ importante, infatti, comprendere lo stile di un saggio storico, di una poesia, di un romanzo, di un’ analisi testuale e saperne discernere le differenze ma, questo, è possibile solo con una lettura analitica e molto variegata. Oggi, purtroppo sul mercato ci vengono propinate sempre le solite cose: romanzi erotici e rosa per lo più che, con tutto rispetto, offrono una visione limitata al loro campo. Dunque, secondo il mio modesto parere per avere una “cultura” gli Italiani dovrebbero leggere non di più ma in modo più variegato variando magari dal saggio, alla poesia, al romanzo.

  E’ difficile il mestiere dello scrittore in Italia?

Sai, ancora oggi mi riesce difficile definirmi uno scrittore. Ho coronato questo mio sogno così velocemente che faccio ancora fatica ad abituarmici. Ma sono molto felice e posso dirti che il pubblico Italiano è molto ma molto caloroso. Parlo soprattutto delle persone che mi seguono. Ogni giorno mi fanno sentire il loro supporto e quindi anche se è sicuramente  è difficile emergere in un ambiente dove si bada più alla rockstar o all’ attore, perché sono filoni che tirano maggiormente il pubblico dalla loro parte, sono comunque molto soddisfatto. Dunque, il mestiere dello scrittore in Italia non è poi così difficile basta provarci e non smettere mai di credere nei propri sogni.

 Ci parli del tuo libro I FRAMMENTI DELL’ANIMA?Mariano Ciarletta2

Frammenti dell’ anima è nato per un’ esigenza molto concreta. Volevo che il pubblico che mi segue, soprattutto sui social Network, avesse la possibilità di comprendere il mio mondo più facilmente. Volevo donarmi e far capire le mie fragilità, le mia paure ma anche le mie gioie. Per questo ho scelto di scrivere questa raccolta di cinquanta aforismi e, visto che gli aforismi sono anche molto seguiti, sia dal genere femminile che maschile, ho detto “ perché no, proviamo!”. Il risultato è stato che per ogni mio aforisma contavo più di duecento mi piace al giorno e ho capito che alle persone piaceva molto parlare, ritrovarsi in quei frammenti, condividerli e farli propri e, ancora oggi, mi regalano tanta gioia quando mi lasciano un loro parere o una loro riflessione che può essere in assonanza o in dissonanza con la mia. Dunque, frammenti dell’ anima è una raccolta di pensieri personali e non che offre spunti di riflessione e poi, cosa ancora più grande, ho ricevuto come regalo a questo lavoro  la bellissima prefazione della professoressa Maria Senatore, docente alla facoltà di beni culturali dell’ università degli studi di Salerno che ringrazio di vero cuore.

Un tuo scrittore preferito al quale ti ispiri?

Adoro moltissimo sia King che la Christie. Mentre per i classici preferisco Metastasio, Pascoli, Montale e Leopardi. Come poeti contemporanei rimango incantato da Alda Merini.

Ti piace scrivere a penna o pc?

sia penna che pc. Dipende. La penna la uso quando sono nervoso e mi aspetto già che la mia opera dovrà subire numerose correzioni. Il pc, invece, quando sono più tranquillo e devo scrivere un semplice pensiero.

Cosa deve avere un buon libro per attirare l’attenzione di un vasto pubblico?

Questa è una bella domanda. Dunque, un buon libro non si distingue dal tema. Spesso molti libri vendono tanto perché un determinato tema è molto richiesto in un periodo specifico del mercato dal pubblico. Ricordiamoci che l’ editoria è sempre stata, fin dall’ epoca di Guttemberg un meccanismo prettamente commerciale. Io stesso ho sfruttato questo fattore con il primo romanzo “Rami nel buio, l’ esorcismo di Amanzio Evenshire” di genere horror e sapevo che nel periodo in cui l’ avrei pubblicato sarebbe andato bene perché era proprio l’ anno in cui al cinema uscirono numerose pellicole sui film riguardanti le possessioni demoniache. Ci sono però tanti libri validi, soprattutto di poesia, il cui genere, purtroppo, non è commerciale e, di conseguenza, non vengono venduti. Un buon libro, dunque, si distingue dal contenuto e dalla forma ma sicuramente non dal tema e dalle  “etichette” – <<ci capiamo, no?>>. Le scelte del pubblico dunque sono molto varie e oggi, con sincerità, non saprei dirti con sicurezza se il pubblico sceglie un libro per la trama o per il tema a prescindere. Mi capita di vedere in libreria persone che leggono appena il titolo e comprano un libro, senza nemmeno leggere la trama o sfogliare le prime pagine.

Un tuo genere di romanzo che preferisci?

Sono nato con i miei due romanzi horror. Quindi direi HORROR

 Come ti vedi proiettato in prossimo futuro?

Spero felice, positivo, realizzato ma con i piedi ben piantati a terra e con l’ umiltà che ha sempre contraddistinto il mio lavoro.

Mariano Ciarletta3Un tuo nuovo progetto imminente?

E’ appena uscita la mia raccolta di aforismi e ci sono futuri premi letterari in cantiere. Proprio ora sto partecipando al premio letterario Parnaso e colgo l’ occasione per ringraziare tutti coloro che mi stanno votando a questa competizione. Ogni voto che arriva è per me motivo di grande soddisfazione

. Tre aggettivi per definire l’Italia?

Pittoresca, calorosa, bella.

Ti senti più poeta o scrittore?

Facciamo cinquanta  e cinquanta? Diciamo un po’ più scrittore.

Un sogno nel cassetto?

Sì, mangiare senza ingrassare. Sarebbe meraviglioso, non trovi?

Un saluto ai nostri lettori

Un abbraccio a tutti! E grazie a Italy in the world per la bellissima intervista!!!

Le Belle Addormentate e Antonio Mocciola: un libro e un giornalista – scrittore di grande successo

antonio mocciola

Nella foto, il giornalista e scrittore Antonio Mocciola

Intervista a cura di Giuseppe Cossentino

Le “Belle Addormentate”  l’ultimo e meraviglioso libro del giornalista e scrittore Antonio Mocciola, è un vero fenomeno nazionale, sulle classifiche Amazon, sulle reti nazionali e in giro per l’ Italia e non solo.  Un vero e proprio excursus, affascinante,  storico  e arcaico delle città fantasma d’ Italia, che sembrano imprigionate in un incantesimo, abbandonate, deserte, e messe li,  dimenticate dal mondo.  Il frutto di questo approfondito e curato, excursus viene da una lunga ricostruzione e ricerca, Mocciola, infatti,in prima persona, ha percorso l’Italia in lungo e largo, attraverso strade sterrate, scovando ben 82 Paesi.

La narrazione di Mocciola è un viaggio suggestivo, emozionante ed avventuroso e le bellezze d’ Italia,  dimenticate, tornano a vivere come per incanto con la penna  abile e raffinata dello scrittore che con cuore e sensibilità risveglia le belle dormienti.  Insomma,  cari lettori con il suo grande viaggio tra le meraviglie dimenticate italiane, Mocciola incanta l’ Italia e non solo, scalando le vette di un meritatissimo seguito e successo. E noi di Italy in the World  gli auguriamo ancora tanti libri e di farci emozionare ancora con testi che esaltano la vera cultura dell’ Italia di cui vorremmo tutti che si parlasse.

  1. Antonio Mocciola, giornalista e scrittore di successo. In quale delle due figure ti trovi più a tuo agio e perché?             E differenze e analogie che ci sono nell’essere giornalista e narratore. Credo sia solo, a pensarci bene, una questione di narcisismo. Il giornalista si mette a disposizione della persona che intervista, cercando di darle rilievo e importanza. Deve stare un passo indietro. Il narratore ha la libertà di esprimere il proprio mondo, e di giocare con la parola. Eppure, il potere di un giornalista è imparagonabile rispetto a quello di uno scrittore. E quindi sono due narcisismi diversi, ma egualmente spiccati.
  2.  Il tuo ultimo libro capolavoro sono “ LE BELLE ADDORMENTATE” dove racconti ottantadue borghi abbandonati. Città e Contrade che hanno alle loro spalle storie di calamità naturali, allagamenti, frane, terremoti. Come autore, scrittore di una grande sensibilità non comune, quale messaggio hai voluto dare ai posteri e dell’ Italia, quell’ Italia sicuramente suggestiva e che esalta la bellezza? Vorrei che il turista tornasse a essere viaggiatore. Sono cose diverse. Le guide sono sempre di più delle trappole al servizio di esercizi commerciali, quasi delle pagine gialle. Un paese esiste solo se ha qualcosa da venderti. Contro questa logica perversa ho voluto fare una guida provocatoria, dedicata solo ai paesi disabitati. E, contro ogni pronostico, è salita in cima alla hit parade delle vendite su Amazon. Bisogna osare, delle volte..
  3. Nella tua carriera artistica, hai curato e firmato, i booklet dei cd di Giuni Russo. Che ricordo hai di questa meravigliosa ed energica artista indimenticabile? Se Giuni fosse nata ovunque, tranne che in Italia, avrebbero saputo curarne il talento e la dote innata della voce. Qui era solo una slot-machine che, una volta esaurito il filone d’oro delle canzonette, è stata ostacolata nella propria crescita artistica. Eppure poche cantanti avevano idee chiare sul proprio percorso come Giuni. E questo si paga.
  4.  Per scrivere preferisci penna o pc? Quando viaggio, o quando intervisto, uso solo la penna. Da casa mi sono arreso al pc. Ogni snobismo ha un limite.
  5. Tre aggettivi per definire l’Italia? Bistrattata, pulsante, reazionaria.
  6.  Per Antonio Mocciola, quanto è importare divulgare la cultura e l’arte italiana nel mondo? Non si fa mai abbastanza per abbattere i luoghi comuni. Per quanto questo paese sia tutt’altro che stereotipato, si continua a pensare che sia una voce sola: cibo, bellezza, mafia e corruzione. Ci sono tanti aspetti, spesso contradditori. La divulgazione è importante, ma è bene evitare l’oleografia. Quando poi lo straniero arriva a Pompei, e invece degli scavi trova i custodi in assemblea la scottatura può essere micidiale. E’ giusto denunciare, a costo di passare “nemici del paese”.

    “Le Belle Addormentate”, il libro capolavoro di Mocciola.

  7.  Un consiglio ai giovani, che vogliono intraprendere il difficile mestiere di giornalista o scrittore? La passione è fondamentale, così come la curiosità. Necessario il coraggio e anche il rischio di deludere qualcuno, in nome della propria verità. Bisogna sopportare le scarse soddisfazioni economiche e la sensazione di ricominciare sempre da capo. Non è una retrocessione, bensì una rigenerazione. Non si deve arrivare mai.
  8.  Un sogno nel cassetto? Per il mio lavoro è quello di potere essere sempre libero di raccontare quello che desidero, e nelle forme che meglio lo rappresentino. E’ un lusso di pochi. Ma quando accade è bellissimo.
  9. Progetti futuri?  Qualche nuovo libro in cantiere? A gennaio debutterà al Teatro Bolivar uno spettacolo che sto scrivendo con Sandro Dionisio sulla vita di Pietro Ioia. Un ex detenuto che ha portato alla luce le sevizie e le violenze del carcere, e che abbiamo coinvolto nel progetto. La pièce si chiama “Sottozero” e vorrei che fosse un vero e proprio pugno nell’occhio. La questione della rieducazione della detenzione riguarda tutti. Oserei dire che è il fondamento della nostra società. Un paese è civile se sono umani i suoi ospedali e le sue carceri. Per quanto riguarda i libri, “Le belle addormentate” è in seconda ristampa, mentre tra pochi mesi uscirà un romanzo, “Il tempo degli amaranti”, che avevo nel cassetto da qualche tempo. Forse spiazzerà, e questo mi diverte tantissimo…
  10. Un saluto ai lettori del webzine Italy in the World. L’Italia è amata più all’estero che in patria. Qui pochi conoscono Volterra, ma tutti sono stati a Sharm-El Sheick. Amiamo questo paese, senza farne un museo. Un abbraccio a tutti gli amici di Italy in the world.