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ENZA MOLINARI: “IL TEATRO E’ UNA PASSIONE CHE MI ACCOMPAGNA DA SEMPRE”

MolinariIntervista a cura di Marco Addati

ENZA MOLINARI: “IL TEATRO E’ UNA PASSIONE CHE MI ACCOMPAGNA DA SEMPRE”

E’ pugliese Enza Molinari, e nel teatro ritrova la linfa per rifocillare di sogni la sua la essenza. Determinata, appassionata e puntigliosa per Enza il palco è di vitale importanza. E’ il mezzo con il quale “parla agli altri” senza dover richiedere necessariamente attenzione, sa che il pubblico è lì in ascolto e in quel momento può far giungere qualcosa di sé attraverso la recitazione. Ha frequentato svariati corsi di teatro e di cinema, tra i più importanti: “l’Accademia del Cinema” a Bari, percorso intenso durato tre anni; il seminario di Maricla Boggio, sul metodo Orazio Costa e svariati stage e workshop. Nel 2010 è nominata vicepresidente della compagnia “La Fabbrica del Teatro”, partecipando a diversi tour con i vari spettacoli allestiti, tra i tanti “Cinque”e “Il Suicida”. A Santeramo in Colle, sua città natale, porta in scena gli scritti di Achille Campanile all’interno della manifestazione “Rumorosa-mente” organizzata con l’appoggio di Gianluca Masiello, suo compagno nella vita, che come ci confida Enza “è una persona fondamentale in questo percorso, lui è un bravissimo videomaker, nonché socio fondatore della Compagnia Teatro Egò della quale sono oggi presidente”. In scena con lo spettacolo di Benni “La signorina Papillon”, per la regia di Giorgio Poggioli, in cui ha interpretato Rose, un personaggio complesso e particolare, una bella sfida vinta. Collabora con altre compagnie amiche del territorio e, con Teatralmente Gioia è in scena ne “I cadaveri si spediscono e le donne si spogliano” di Dario Fo vestendo i panni della cinica protagonista, ed inoltre nello spettacolo “Volti di donna” affrontando un tema di strettissima attualità quello della violenza sulle donne. In “Vite Frammentate” oltre alla regia, recita e scrive una parte del testo assieme ad altre due attrici. Un testo tragico che porta alla riflessione e racconta la vita di tre donne provenienti da diverse nazionalità. Quest’estate in scena con “Preferirei di no” di Antonia Brancati e, ad arricchire ulteriormente il suo variegato curriculum artistico una serie di esperienze fra cinema e tv. Tra uno spettacolo e l’altro ha modo di scrivere due libri “Stregolandia” una favola per bambini e “La Storia ritorna” un saggio replay, editi entrambi da Centro Studi Antonio Lucarelli. Tiene corsi di recitazione presso associazioni e scuole del territorio e come Enza ci tiene a sottolineare “La soddisfazione più grande alla fine di ogni laboratorio teatrale è quella di essere riuscita a tirar fuori il lato creativo di tutti gli iscritti che mi hanno seguito, specialmente di quelli chi inizialmente apparivano più timidi e impacciati”.

Qual è stato il tuo percorso che ti ha portato nel mondo del teatro?

“Il mio è stato un percorso non facile. Gli studi e le fatiche sono state tante e lo sono ancora, ricordare tutto sarebbe impossibile. Tutte le esperienze che ho fatto nel bene o nel male mi hanno segnato profondamente, contribuendo alla mia crescita artistica e personale. Il mio primo spettacolo è stato “Arsenico e i Vecchi Merletti”, anche se ammetto che é difficile ricordare…il mio personaggio rappresentava l’intellighenzia russa. Rappresentato al festival del teatro di Minori, in provincia di Napoli. Da questo momento in poi é accresciuto il mio interesse per il teatro in maniera spropositata. Ho partecipato ad altri spettacoli, fino a quando terminata la scuola, ho intrapreso un percorso personale e insieme a Giorgio Poggioli, regista del quale in passato ho seguito corsi e laboratori, si è deciso di fondare una compagnia teatrale amatoriale ” Teatro Ego” nella quale recita anche mia sorella Miriam. Le esperienze maturate sono tante e sarebbe difficile sintetizzarle in poche righe. Sicuramente mi hanno cambiato la vita, tutto é stato significativo”.

Quali emozioni e sensazioni ti trasmette il palco?

“Il teatro é una passione che mi accompagna da sempre. Sul palco le emozioni che provo sono molteplici, a volte indefinibili; Il più delle volte significa liberare il proprio io, cercare le vie più recondite della propria coscienza e seguire un percorso di vita, non sempre facile. Perché dalla cultura non si mangia, purtroppo, oppure l’arte non é considerata un mestiere. Quindi fare teatro significa non poter seguire appieno la propria passione, perché bisogna trovare delle alternative di vita, per sopravvivere. Appunto, sono una laureanda in lettere, curriculum “cultura teatrale” e per passione “faccio” teatro. Sul palco, l’adrenalina ti sale a mille, ti senti un’altra persona, il personaggio che interpreti viene inglobato nel meccanismo dell’emozione. Guardare negli occhi gli spettatori e trarre da ogni singolo sospiro la linfa vitale per andare avanti. L’importante è suggerire un sentimento o un’emozione indescrivibile”!

Quanto ti ha cambiata l’esperienza teatrale?Molinari2

“Far teatro significa mettersi in gioco, riuscire a gestire le proprie emozioni, riconoscere i propri istinti e a volte tenerli a bada. L’esperienza teatrale mi ha cambiata tantissimo. Bisogna lavorare molto su se stessi e soprattutto imparare a conoscersi. In tutto questo, risalta un forte ruolo educativo che solo l’arte riesce a trasmettere: educare alla percezione di sé, alla creatività, al benessere psico-fisico. Ripeterei tutta la vita, questa scelta.
Ricordo ancora la mia prima volta. Ho iniziato a 17 anni. Ero una ragazza timidissima, avevo una profonda paura del mondo, insicura… ricordo ancora tutto nei minimi dettagli! Per caso, un po’ spinta dalla curiosità, un po’ per gioco, un po’ per la forte voglia di migliorarmi, rimembro quel giorno vividamente. É li che ho conosciuto il mio maestro di teatro e perché no di vita: Giorgio Poggioli. Tutto é cominciato a scuola, presso quel fatidico liceo socio psicopedagogico. Si trattava di laboratori pomeridiani che mi hanno vista impegnata per 3 lunghi anni. Bellissime esperienze che mi hanno cambiato indubbiamente la vita e la percezione del mondo. Il teatro è riuscito a buttar fuori quella parte di me nascosta, a far crescere la donna che sono oggi: determinata a portare avanti la passione per il teatro”.

Oltre a recitare in teatro quali altre branche dello spettacolo hai esplorato?

“Ho esperienze cinematografiche oltre che teatrali, come scenografa, attrice, segretaria di edizione, costumista. Ho preso parte a diverse fiction su Telenorba e Antenna Sud. Mi sono cimentata in diversi lavori artistici come fotomodella, presentatrice, animatrice, trampoliera e promoter. Ho tenuto diversi laboratori teatrali presso diversi enti, narratrice, autrice di testi e per finire tecnico audio-luci. Ho preso parte allo spettacolo tenutosi al Piccini “Cuore come un tamburo nella notte” per la regia di Roberto Corradino e scrittura fisica di Antonio Carallo. Ho collaborato con altre compagnie teatrali. Attualmente sono presidente della compagnia Teatro Egò e sto collaborando con un duo musicale: gli “Heart and soul”, un intrigo interessante. Questi sono momenti indelebili che scalfiscono i nostri cuori”!

Quali sono le tue fonti di ispirazione quando reciti o scrivi una sceneggiatura?

“Sarebbe difficile etichettare la letteratura o gli autori che sono entrati nella storia del mio percorso. Sicuramente, ogni film, sceneggiatura, libro, spettacolo fatto, hanno scolpito come pietra le mie esperienze in momenti particolari della vita”.

Cosa ne pensi di internet, nuovo mezzo di comunicazione. Rischia di generare confusione e far perdere di vista le varie professionalità?

“Penso che sia un buon trampolino di lancio. Se sfruttato bene non può che portare vantaggi e permettere di diffondere cultura e conoscenza ovunque. La tv di contro ormai sta morendo ed il web invece spopola con informazioni, a volte anche sbagliate, dappertutto. Su internet è possibile trovare milioni di titoli, su cataloghi online, che la tv non ti offre. Ma bisogna fare attenzione, perché ci sono tante agenzie fasulle di spettacolo che chiedono denaro in cambio di ipotetici casting. Tanti accettano di pagare, convinti che sia l’unico modo per lavorare in questo mondo, ma così non è”.

Molinari3Teatro per essere, dire o apparire?

“Indubbiamente il rischio è quello di farsi travolgere dal proprio Ego, ma non basta per tenere viva la fiamma della passione. È necessario mettersi in gioco direttamente e personalmente. Il lavoro su di sé comporta disciplina e capacità di saper andare oltre le proprie abitudini e attitudini. L’attore oltre ad avere quel pizzico di sano “egocentrismo” deve possedere un Quid inafferrabile che si chiama sex-appeal. Quell’inspiegabile attrazione che emana da tutto l’essere e trasforma i difetti in pregi, oggetto di imitazione da parte degli amici e degli ammiratori. In questo modo anche una cattiva recitazione diventa lecita, purché le emozioni compaiano sempre in scena e ci restino il più a lungo possibile, a beneficio esclusivo dello spettatore entusiasta. Molte volte incontrare un attore nella vita privata, provoca nell’ammiratore, anche quello più fanatico una sorta di delusione perchè ritrova il suo mito svuotato di quelle caratteristiche che lo hanno reso interessante. Ma le luci della ribalta sembra che mettano a fuoco qualità in grado di trasformarlo sempre e inevitabilmente, donandogli fascino scenico. Fascino d’attore e non d’uomo. E’ la maggior fortuna che possa toccare ad un attore, perché gli garantisce un anticipo di successo sul pubblico e lo aiuta a realizzare qualunque intenzione creativa a vantaggio della persona e del personaggio. Per gli attori che non hanno questo tipo di carisma, vi chiederete, esiste un mezzo che permetta di elaborare, quel fascino scenico negato loro dalla natura, e dall’altro combattere i lati negativi? E’ possibile. Ci vogliono spirito d’osservazione, autocritica, grande pazienza e un lavoro sistematico per sradicare attitudini innate e consuetudini di vita. L’arte abbellisce e nobilita, e ciò che è bello e nobile è anche affascinante”.

Cosa ti auguri per il tuo futuro professionale?

Il mio augurio più grande è che io possa continuare questa strada, con una buona dose di pazienza, sacrificio e passione. Tanta passione. Tra i miei progetti sempre tanto teatro con alcuni spettacoli che sto mettendo in piedi con la mia compagnia. Visitate il sito della compagnia Teatro Egò, se vi va e vi aspetto al prossimo spettacolo.

http://www.teatroego.altervista.org
https://www.facebook.com/lafabbrica.delteatro?fref=ts
https://www.facebook.com/molinarienza?fref=ts

(Gli scatti fotografici sono ad opera di Antonio Dimita)

“Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso..” – Gigi Proietti

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Vincenzo Catapano, mette in gioco la sua arte con il cortometraggio ” TI VENGO A CERCARE”

Vincenzo CatapanoIntervista a cura di Giuseppe Cossentino

Oggi ITALY IN THE WORLD, ha incontrato il giovane e bravissimo attore Vincenzo Catapano, ( nella foto a sinistra) studio, passione e coraggio caratterizzano il suo lavoro di attore e non solo che lo vedono protagonista di  un cortometraggio dalle tematiche forti, come il disagio mentale, dal titolo ” TI VENGO A CERCARE”, noi che abbiamo visionato il lavoro su pellicola,  non possiamo che fare un grande applauso, all’ interpretazione, alla regia, al montaggio e al testo che si presentano curate nei minimi dettagli e il tema affrontato con tatto e sensibilità. Questo lavoro cinematografico nasce sotto i migliori auspici, dato che è già  finalista a diverse e  importanti rassegne.

Vincenzo come nasce la tua passione per la recitazione sino a farlo diventare oggi un mestiere?

La mia passione per la recitazione nasce all’età di 10 anni con una recita di fine anno alle scuole elementari ma probabilmente già dentro di me c’era qualcosa che mi spingeva in questa direzione. Ma fu quello spettacolo che spinse me a cominciare a studiare recitazione e convinse i miei a sostenermi in questa cosa. Prima di farlo diventare un mestiere c’è stato un lungo percorso di studio, di sacrifici e tanta tanta passione e voglia di continuare e di non fermarsi alla prima difficoltà che come in tutti i mestieri se ne incontrano tante. Ma quando la passione è forte lo si fa con amore, e se c’è l’amore anche i sacrifici non pesano.

Vincenzo Catapano corto

Vincenzo Catapano, in una scena del cortometraggio ” TI VENGO A CERCARE”

Sei protagonista, del corto “ TI VENGO A CERCARE” di cosa parla questo lavoro?

Intanto, è un cortometraggio a cui tengo molto in quanto l’idea è nata con un gruppo di amici e colleghi molto affiatati che sono Carlo Dentale, Laura Pepe e Mariella Cuccurullo e con la partecipazione della piccola Irene Falcone. E’ un cortometraggio che tratta un tematica sociale che mi è molto a cuore che è quella del disagio mentale. Io interpreto un ragazzo che non ha nome, ma solo occhi, disagio e gambe, gambe che camminano, corrono, alla ricerca di normalità, di pace interiore, di accettazione da parte di una società che non è mai pronta ad accogliere il diverso ma è sempre pronta a puntare il dito, a criticare e parlottare a differenza della semplicità nel modo di vedere le cose dagli occhi di una bambina che priva di sovrastrutture sociali non divide il mondo in normali ed anormali.

So che che il corto è finalista a diversi contesti e festival quali altre aspettative ci sono?

Sicuramente non è mia intenzione fermarmi qui perché questi risultati che stiamo ottenendo con il corto ci danno la grinta per continuare e cercare di andare sempre più in alto ; quindi di aspettative ce ne sono tante e non ci resta che crederci come quando tutto è partito.

Cosa rappresenta per te la cultura italiana?

Credo che si cada spesso nel luogo comune di considerare la cultura italiana come un qualcosa che fa fatica a raggiungere il livello di altre culture. Io sono orgoglioso della cultura italiana che è rappresentata da personaggi illustri e conosciuti in tutto il mondo. Con questo non voglio dire che è tutto rose e fiori. L’Italia attualmente dal punto di vista economico vive una forte crisi che, ha le sue ripercussioni anche nell’ambito culturale. Mi riferisco, in particolare, alla chiusura di molti Teatri che hanno un consistente background storico. Vivo con la speranza che qualcosa da questo punto di vista possa cambiare.

Un regista, un attore o un’attrice italiana che ti piace, o con il quale vorresti un giorno lavorare.

Sono tanti i registi italiani con i quali mi piacerebbe lavorare ma se proprio devo citarne uno Ferzan Ozpetek. Un’ attore italiano che mi piace e con il quale mi piacerebbe lavorare è sicuramente Elio Germano.

Quanto è importante lo studio per un attore?

Lo studio per un attore è fondamentale ma non è tutto. Affiancato allo studio ci devono essere le esperienze lavorative; c’è bisogno di “sporcarsi le mani” sul set quanto a teatro. E poi ancora studiare e allenarsi. Penso che un attore non debba mai finire di studiare e nn debba mai finire di allenarsi. Il mestiere dell’attore è come quello di un atleta. Se l’atleta si ferma non sarà mai in grado di poter vincere una gara e così è per l’attore.

Vincenzo Catapano2Che rapporto hai con i new media?

Ho un buon rapporto. Sin da piccolo mentre i miei compagni di scuola giocavano a pallone o alla playstation io mi divertivo a fare video con la telecamera o anche video di canzoni famose o anche piccoli cortometraggi che poi pubblicavo sul web e accumulavo sempre tante visualizzazioni e consensi ora mi sto un po’ riavvicinando a questa passione che avevo, ricoltivandola e stanno nascendo diversi progetti interessanti.

Quale forma d’arte preferisci cinema, teatro, web, radio o tv?

Non c’è una forma d’arte che preferisco ad un altra perché tutte hanno un fascino, una forza, un’energia diversa. Alcune le ho provate altre no e ad altre mi sto riavvicinando. Il teatro è stato il mio primo amore e il primo amore non si dimentica anzi sento il bisogno di fare teatro, di sentire le tavole del palcoscenico sotto i piedi, di ascoltare il respiro del pubblico, i loro applausi; il teatro è un tira e molla di energia tra il pubblico e l’attore come si fa a non farlo? Il cinema ha un altro tipo di energia, altri tempi, altri ritmi, è un altra forza, un altro fascino quello della telecamera a cui neppure riesco a rinunciare; lo stesso è per la tv anche se i tempi sono ancora diversi. Al web mi sto riavvicinando, come dicevo prima, ed è bello perché ti da la possibilità di una comunicazione immediata, di qualcosa di fresco, di giovane, il web è il presente, è il futuro. La radio mi manca ma mai dire mai. Un tuo sogno nel cassetto? Spero un giorno di poter vivere solo facendo questo come mestiere.

Progetti futuri?

Di progetti futuri ce ne sono … diversi, alcuni anche prossimi alla realizzazione. Sono molto scaramantico quindi non posso svelare ancora nulla. Un saluto ai lettori di ITALY IN THE WORLD Ciao a tutti gli amici di ITALY IN THE WORLD e invito a chi già non l’ha fatto di seguire questo Webzine.

Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima.
(Ingmar Bergman)

Eleonora Pariante per Italy In The World, interprete e regista del TOY BOY DI Mia Madre

 Eleonora PariantePer Italy in the World in collaborazione con Massmedia un’intervista alla straordinaria attrice e regista Eleonora Pariante che porta in giro per l’Italia prima a Roma poi a Milano il suo spettacolo IL TOY BOY DI MIA MADRE.

Com’è nata l’idea dello spettacolo?

L’idea è nata dall’incontro tra Laura Monaco e Marco Mazza che già avevano deciso di lavorare insieme. In un secondo momento Laura Monaco mi ha contattato per la regia e poiché ho trovato il testo molto divertente, abbiamo deciso insieme che avrei anche interpretato il ruolo della madre davvero folle!

Perché diverte tanto il pubblico?

Perché la commedia è ricca di battute e situazioni comiche, e poi sono situazioni nelle quali ognuno di noi si può ritrovare, dagli equivoci alle gaffes, i sogni, i desideri.

Come ti sei appassionata alla regia?

In realtà dopo più di vent’anni di lavoro come attrice, è venuto in modo naturale. Devo dire che prima sono passata dalla scrittura, sono parecchi anni ormai che scrivo, poi ad un certo punto, ho scoperto che spesso pensavo per immagini, così il passo è stato breve. E poi non è da sottovalutare che mio padre ha fatto l’aiuto regista nel cinema dagli anni 50 in poi, affiancando in tutta la sua vita i più importanti registi del cinema italiano. (Rosi, Magni, Squitieri)

È difficile fare la regista e l’interprete allo stesso tempo?Toy Boy

Assolutamente si, è un continuo stare dentro e fuori. Ma in questo caso, i miei colleghi: Laura Monaco, Andrea Carpiceci e Manuel Ferrarini, mi danno un grande aiuto.
Altri progetti in cantiere?

Si, una nuova commedia per la prossima stagione, come regista e come autrice, e probabilmente sarò anche in scena, si intitola “XXX questo abbiamo e questo ci mangiamo”. Poi nella seconda parte della stagione sarò in scena con Francesca Nunzi in una bellissima commedia di Luigi Magni: “La Santa SullaScopa”. E al Palladium di Roma con la regia di Marco Belocchi, faremo Macbeth, la tragedia di Shakespeare ne sono davvero molto contenta, è un ruolo difficilissimo che mi affascina e mi farà sudare parecchio!! Poi a fine Novembre giro un cortometraggio sempre scritto da me. E’ un progetto piuttosto ambizioso, è una storia che si svolge nel XVI secolo. La realizzeremo con e un contributo dalla regione Lazio e con fondi dell’ IMAIE. E poi sto lavorando al mio primo lungometraggio, con un produttore, Leonardo Araneo, puntiamo ad una coproduzione con l’estero. Staremo a vedere!!

Ti manca la fiction?

Beh, certo lì è tutto un altro mondo, sai cosa mi manca? L’immediatezza , il poter subito verificare quello che stai facendo, come attrice intendo, e poi quando sei sul set tutti ti coccolano e riesco a riposarmi di più!!

Quali ricordi hai del set di Cento Vetrine?

Mi sono molto divertita a fare per una volta la” cattiva”, Angela Danesi poi non era solamente cattiva ma era un ruolo complesso, a tratti disperata, poi crudele, insomma un ruolo poco stereotipato per quello che comunemente sono quelli delle soap. In genere poi mi scelgono sempre per ruoli da buona. Cento Vetrine era una magnifica macchina di professionisti che lavoravano in grande armonia. Non è facile, Carnacina che era il grande capo aveva fatto un ottimo lavoro, con la collaborazione naturalmente di tutti gli altri. E poi era seguitissima!! Peccato averla interrotta.
Tre aggettivi per descriverti…
Appassionata, autentica, solitaria.

Cosa fai nel tempo libero?

Quale tempo libero?? Ne vorrei di più. Beh sicuramente faccio sport. Leggo molto e mi piace moltissimo andare al cinema, cerco di vedere tutto, anche i cartoni animati!! Quest’anno poi mi sono iscritta ad un corso di arrampicata e studio tip tap!

Un sogno nel cassetto da realizzare?

Ho un libro mai finito nel cassetto….

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